Amor Sacro e Amor Profano

Tiziano Vecellio
<p>Tiziano Vecellio</p>
<p>Amor Sacro e Amor Profano</p>
Data
1515 - 1515
Tecnica
Olio su tela, cm 118x278
Posizione
Sala XX - Sala di Psiche
Inventario
147
Provenienza
collezione del cardinale Scipione Borghese (1608)

La tela è documentata per la prima volta in collezione nel 1613  ed è tradizionalmente considerata parte di un lotto di dipinti venduto dal cardinal Sfondrato a Scipione nel 1608. Lo stemma sulla fronte del sarcofago ha permesso di legare l'opera alle nozze tra il veneziano Nicolò Aurelio, segretario del Consiglio dei Dieci, e Laura Bagarotto, figlia di un giurista padovano, celebrate nel 1514. La donna seduta indossa in effetti tutti gli ornamenti abituali di una sposa: l'abito candido con una manica rossa e l’altra bianca, i guanti, la cintura e la corona di mirto, simboli di amore coniugale. Il bacile sul bordo della fontana, parte integrante del corredo perché utilizzato dopo il parto, e la coppia di conigli sullo sfondo, sono invece augurio di unione feconda. Ispirato agli ideali della dottrina neoplatonica, il soggetto è tra i più studiati della storia dell'arte e presuppone molteplici livelli di lettura. Cupido al centro, è colto nell'atto di mescere l'acqua, rappresenterebbe dunque il suggerimento alla donna di saper essere casta e passionale allo stesso tempo A questo intento si rivolge la scena sulla fronte del sarcofago, dove compare una scena di fustigazione, interpretata come monito di Niccolò a Laura, che solo per lui doveva essere sposa e amante. Il titolo attuale risale all'inventario del 1693 e rivela una lettura in chiave moralistica della nudità della donna di sinistra che deve essere interpretata, invece, in senso classico, come canone di semplicità e purezza.

 

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