APOLLO
E DAFNE

Gian Lorenzo Bernini
(Napoli 1598 - Roma 1680)
<p>Gian Lorenzo Bernini<br />
<em>Apollo e Dafne</em></p>

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<p>Gian Lorenzo Bernini<br />
<em>Apollo e Dafne</em></p>

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Data
1622 - 1625
Tecnica
Marmo di Carrara
Posizione
Sala III - Sala di Apollo e Dafne
Inventario
CV
Provenienza
Collezione del cardinale Scipione Borghese

Soggetto del gruppo scultoreo è la favola di Ovidio tratta dalle Metamorfosi (I, 450-567), dove si narra di Apollo che, a causa di una vendetta di Eros, è da lui colpito con una freccia d’oro - il metallo più nobile - che lo fa invaghire della ninfa Dafne, seguace di Diana. La fanciulla, invece, trafitta da un dardo  del vile piombo, rifiuta l'amore del Dio e prega suo padre Peneo, divinità fluviale, di aiutarla a farle cambiar quelle sembianze  che tanta passione avervano suscitato. L'opera rappresenta il momento culminante della metamorfosi di Dafne in albero di alloro.
Bernini crea una messa in scena teatrale, nella quale l'occhio dello spettatore segue lo sviluppo della trasformazione: Apollo dopo la corsa ha raggiunto l'amata, che ha già mutato i suoi piedi in radici e le mani e i capelli in un’unica fronda. Lui tenta di afferarla, ma le sue dita sfiorano non il suo corpo, ma la corteccia dell'albero. Da quel momento l'alloro diventerà caro al dio, che si cingerà il capo con le sue fronde, e sarà considerato attributo di artisti e poeti.
In origine la scultura era collocata sul lato della stanza contiguo alla cappella, poggiava inoltre su un basamento più basso dell‘attuale, espediente utile ad aumentare l'effetto scenografico e il coinvolgimento emozionale dello spettatore.