Ratto di Proserpina

Gian Lorenzo Bernini
(Napoli 1598 - Roma 1680)
<p>Gian Lorenzo Bernini</p>

<p><em>Ratto di Proserpina</em><br />
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Marmo di Carrara, alt. 255
Inventario
CCLXVIII
zxczxProvenienza
Commissionato dal cardinale Scipione Borghese; collezione del cardinale Ludovico Ludovisi, Villa Ludovisi a Porta Pinciana; acquistato dallo Stato italiano (1908).
Posizione
Sala IV - Sala degli Imperatori

L'opera raffigura il rapimento di Proserpina per mano di Plutone, dio degli Inferi.
Il mito, presente sia in Claudiano (De raptu Proserpine) sia in Ovidio (Metamorfosi, V, 385-424), narra del rapimento della fanciulla sulle rive del lago di Pergusa, nelle vicinanze di Enna. La madre Cerere, dea delle messi, folle di dolore, ridusse alla siccità la terra, costringendo Giove a intercedere presso Plutone per consentire alla giovane di tornare da lei per sei mesi l'anno. Bernini rappresenta il momento culminante dell'azione: il dio fiero e insensibile sta trascinando Proserpina nell'Ade, i muscoli sono tesi nello sforzo di sostenere il corpo che si sta divincolando, tanto che le mani di Plutone affondano nella sua carne.
Nel realizzare tale soggetto, Bernini guarda al virtuosismo degli scultori di epoca manierista. Ma la verità dell'azione, ricercata attraverso lo studio profondo dei modelli antichi, la forza plastica, l'intensità espressiva della fanciulla, non trovano riscontro nelle opere contemporanee. La libertà dell'invenzione è resa possibile dalla padronanza assoluta della tecnica, spinta fino a sfiorare i limiti fisici del marmo.

Dopo la morte di Paolo V (1621), il gruppo venne donato da Scipione al suo successore Ludovico Ludovisi, cardinal nepote di Gregorio XV (1621-23), raffinato collezionista e proprietario di una villa, purtroppo scomparsa, che da Porta Pinciana giungeva quasi alla zona della Stazione Termini, dove rimase fino al passaggio allo Stato Italiano. 

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