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GLI AMOROSI AFFETTI E’ UN’INIZIATIVA MUSICALE CHE ANIMA LE SALE DELLA GALLERIA BORGHESE


GLI AMOROSI AFFETTI E’ UN’INIZIATIVA MUSICALE CHE ANIMA LE SALE DELLA GALLERIA BORGHESE

Ogni primo sabato del mese alle 11.30 e alle 12.00, specialisti di strumenti storici e giovani musicisti del Conservatorio di Santa Cecilia di Roma, ogni volta in una sala diversa, offriranno un’esperienza immersiva della cultura barocca e settecentesca: veri e propri concerti, della durata di 30 minuti circa, con musiche contemporanee alle opere esposte o a queste ispirate.

Sabato 2 luglio avrà luogo il quarto appuntamento dal titolo “L’anima che forgia il marmo e le forme” e si svolgerà nella sala IV del piano sculture.

I brani proposti per questa occasione, il Quintetto per archi in Do maggiore, op. 163 [D. 956], sarà suonato dagli allievi della classe di Musica d’insieme per archi del M° Michelangelo Galeati.

Il Quintetto per archi in Do maggiore (1828), completato poche settimane prima della morte del suo autore, è il canto del cigno di Franz Schubert (1797-1828). L’ultimo sforzo cameristico del genio austriaco scardina la precedente formazione mozartiana e beethoveniana del quintetto, che prevedeva una seconda viola in aggiunta al quartetto classico: Schubert, con l’aggiunta di un secondo violoncello, arricchisce le potenzialità delle estensioni dei singoli strumenti nonché dell’intero gruppo, spesso esplodendo in una pienezza quasi orchestrale.

La scrittura per soli archi, più intellettuale rispetto alle opere per Voce e pianoforte per cui il compositore era più noto, concede a Schubert un lirismo portentoso che supera la struttura formale. I temi del Quintetto, infatti, anelano al canto puro: il classico non si manifesta più come conflitto e risoluzione ma come sintesi sublime romantica di relazioni tonali e tematiche caleidoscopiche.

L’accordo iniziale dell’Allegro ma non troppo è il nucleo generatore dell’intero quintetto; dall’esplosiva propulsione dell’organico pieno, si passa poi al tenero incanto del tema dei due violoncelli per arrivare ad uno sviluppo dov’è chiaro il gioco contrappuntistico tra le cinque parti.

Nell’Adagio, invece, Schubert si abbandona ad un lirismo spoglio e intimo che sfocia nella più totale disperazione nella sezione centrale. L’esuberante Scherzo e l’Allegretto finale si conciliano, invece, con la macrostruttura classica che vuole il disimpegno dei due movimenti finali, piegato tuttavia definitivamente al Romanticismo con un ultimo ricordo malinconico e intenso presentato ancora una volta dai due violoncelli, speculare al secondo tema del primo movimento.

Il lirismo romantico di Schubert si ribella alla forza granitica del classico come il marmo di Carrara si piega teneramente sotto le dita del dio degli Inferi ne Il Ratto di Proserpina di Gian Lorenzo Bernini (1598-1680). Schubert, come Bernini al marmo, dà un’anima alla forma-sonata: l’etereo e il patetico si fondono in questo testamento, ultima confessione del genio Romantico appena prima di venire accolto lui stesso tra le braccia della morte.

L’iniziativa Gli amorosi affetti è gratuita, inclusa nel regolare biglietto d’ingresso al museo.

 

Per l’acquisto del biglietto la prenotazione è obbligatoria chiamando lo 06 32810 oppure su ACQUISTA

 

Scarica il programma di sabato 2 luglio qui



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