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IL DIPINTO DANZA CAMPESTRE DI GUIDO RENI RITORNA A FARE PARTE DELLA COLLEZIONE DEL CARDINALE SCIPIONE BORGHESE


IL DIPINTO DANZA CAMPESTRE DI GUIDO RENI RITORNA A FARE PARTE DELLA COLLEZIONE DEL CARDINALE SCIPIONE BORGHESE .Guido Reni (Bologna 1575-1642), Danza campestre, 1601-1602 c. , olio su tela 81 x 99 cm

Il dipinto Danza campestre di Guido Reni è tornato alla Galleria Borghese.

Comparso sul mercato antiquario nel 2008 a Londra, riferito ad un anonimo artista bolognese, dopo le prime ipotesi attributive ne è stata riconosciuta la mano di Guido Reni, grazie anche all’individuazione del dipinto all’interno degli inventari e delle descrizioni della collezione di Scipione Borghese. Dopo la sua esposizione al TEFAF a marzo 2020 presso la galleria Fondantico, l’opera è stata acquistata dalla Galleria Borghese realizzando così il recupero eccezionale di un dipinto ritenuto a lungo disperso e il suo rientro definitivo in Italia.

La scena raffigura una festa campestre: un ballo, accompagnato dalla musica del liuto e della viola da braccio, organizzato da un gruppo di contadini, al quale assistono benevolmente alcune dame e signori del luogo. I personaggi sono seduti in cerchio, in una radura tra gli alberi accanto alla quale scorre un ruscello. Al centro, un giovane villano invita una dama ad aprire le danze. E lo sguardo scorre attraverso la varietà degli atteggiamenti dei personaggi: una dama un poco annoiata si rivolge verso la sua vicina, due donne si prendono cura di un bimbo, il suonatore di liuto si interrompe per prendere una delle fiasche poste a rinfrescare sulla riva. Il paesaggio collinare è costellato di castelli, casali e una piccola chiesa. In un particolare del dipinto, su un cielo oscuro e nuvoloso, il pittore sembra voler dimostrare la propria abilità: due mosche si posano sulla superficie della tela, quasi a voler sollecitare l’osservatore a scacciarle con la mano.

La documentata provenienza di questo dipinto dalla collezione di Scipione Borghese e il suo rinvenimento consentono di precisare la fondamentale importanza della committenza Borghese per Guido Reni. Il Cardinale desiderava fare di Reni il suo pittore di corte considerandolo, dopo la morte di Annibale Carracci, l’artista più importante presente sulla scena romana. A lui la famiglia Borghese, nella persona del papa Paolo V, affidò gli affreschi della Cappella Paolina in Santa Maria Maggiore e uno dei suoi massimi capolavori, l’Aurora nel casino ora Pallavicini-Rospigliosi, quando questo era la prima impresa edile e residenza del Cardinale Scipione Borghese.

Sono più di una le opere dell’artista che facevano parte della collezione, a conferma di questa predilezione. Tuttora la Galleria possiede un’altra importante opera di Guido Reni, di tipologia e soggetto del tutto differenti, il Mosè con le tavole della Legge, riferibile alla maturità dell’artista.

La consuetudine di Reni con il paesaggio era in precedenza pressoché sconosciuta: non ne fanno menzione le fonti, mentre emergono le sue prove nei generi maggiori, di tono elevato e ideale. Il pittore si dedica a questo genere, presto abbandonato, nei primi anni del suo soggiorno romano. La cultura bolognese dei Carracci e in particolare di Annibale, gli echi dei paesaggi di Nicolò dell’Abate, sono ancora alla base della costruzione di un dipinto come la Danza campestre, fissandone la datazione agli anni 1601-02. Questa importante opera di paesaggio contribuisce quindi a integrare il percorso artistico e i diversi ambiti di ricerca sperimentati dall’artista bolognese.

Dopo il suo arrivo in Galleria e appena possibile, in accordo con le decisioni sulla riapertura dei Musei, il dipinto verrà presentato al pubblico in una cornice di iniziative che ne illuminino l’origine e il suo posto nel contesto romano di primo Seicento.