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LA GALLERIA BORGHESE RACCONTA UN CAPOLAVORO: GIOVANE CON CANESTRA DI FRUTTA DI CARAVAGGIO


Il Giovane con canestra di frutta è un’opera giovanile di Caravaggio, eseguita prima che il pittore “ingagliardisse” gli scuri e in cui la sua capacità di resa del vero è già eccezionale.

La tela è arrivata nella collezione Borghese in maniera piuttosto insolita. Faceva infatti parte del famigerato sequestro giudiziario dei dipinti del Cavalier d’Arpino effettuato nel 1607. Il Cardinale Borghese aveva adocchiato la collezione del Cavaliere, quando questi si trovò coinvolto in un procedimento penale per il ferimento del pittore rivale Pomarancio. La sua casa venne perquisita e vennero trovati degli archibugi nascosti. Il Cavalier d’Arpino venne poi assolto dall’accusa di ferimento ma fu processato e condannato per possesso abusivo di armi da fuoco. Potè patteggiare la pena in cambio della collezione: ben 107 dipinti, acquisiti dalla Camera Apostolica e ceduti poi dallo zio papa al Cardinale. Fra questi, due quadri di Caravaggio: il Giovane con canestra e l’Autoritratto come Bacco.

I due dipinti erano stati lasciati probabilmente dallo stesso Caravaggio nella casa-studio del Cavaliere. Giunto da poco dalla Lombardia, agli inizi degli anni 90 del Cinquecento, Caravaggio entrò nella bottega del noto pittore, che in quegli anni dominava la scena artistica romana. L’organizzazione di una bottega così grande era molto settorializzata: la formazione naturalistica di matrice lombarda di Caravaggio lo portò ad essere utilizzato per dipingere ghirlande per cicli decorativi, fiori e frutta, nature morte. Soggetti su cui certamente si era formato a Milano. La sua attività in questo genere artistico è, come ipotizzano studi recenti, alla base della nascita della natura morta in ambito romano. Si tratta di un genere minore, che il pittore praticò agli esordi per poi dedicarsi alla pittura di storia.

Nel Giovane con canestra di frutta è già protagonista la luce, una luce che viene dalle spalle del ragazzo e si riverbera sulla frutta, ne indaga le caratteristiche tattili, la consistenza delle bucce, le irregolarità, fino all’imperfezione delle foglie secche e macchiate che sbucano in primo piano dalla cesta. Sono l’antecedente di quelle della celeberrima Canestra di frutta della Pinacoteca Ambrosiana di Milano, appartenuta al cardinale Federico Borromeo e dipinta pochissimo tempo dopo. Anche nel quadro Borghese Caravaggio rappresenta quello che Longhi ha descritto come “un umile dramma biologico”: l’appassire delle foglie, della frutta e, in questo caso, il presagio anche dello sfiorire della bellezza del seducente giovane che regge la canestra. In questi termini il dipinto potrebbe avere un significato morale, come allegoria dell’inesorabile fugacità del tutto davanti al tempo. Ma l’interpretazione del dipinto è molto controversa.
Sono senza dubbio evidenti la sensualità del ragazzo e il gesto dell’offerta della canestra. In quest’ottica, secondo alcuni studiosi il Giovane, con la bocca schiusa come se cantasse, potrebbe rappresentare lo Sposo del Cantico dei Cantici; o potrebbe essere un’immagine simbolica di Cristo come Amore che mostra nella canestra i frutti del peccato (i pomi) e offre quelli della redenzione (l’uva, i fichi).

Incerta è l’identificazione del modello che Caravaggio ha raffigurato in modo così sensuale: potrebbe essere il suo giovanissimo aiutante e amico Mario Minniti, con cui condivise i primi anni romani.

LA GALLERIA BORGHESE RACCONTA UN CAPOLAVORO: GIOVANE CON CANESTRA DI FRUTTA DI CARAVAGGIO