Conferenze - Giornate di studio
Gli incontri scientifici le conferenze e le giornate di studio della Galleria Borghese
I depositi della Galleria Borghese – Claudio Tongiorgi
Un museo non è fatto solo di sale e capolavori. Esistono luoghi nascosti, silenziosi, dove la storia dell’arte vive lontana dagli occhi dei visitatori: i depositi. Lo studioso Claudio Tongiorgi ci racconta che proprio nei depositi della Galleria Borghese, nel primo Novecento, si sono scritte alcune pagine decisive della critica moderna della storia dell’arte. A guidarci, sorprendentemente, è un “topo di galleria”: una voce ironica e acuta dietro cui si nasconde Roberto Longhi, allora giovane storico dell’arte. Nel 1926 Longhi sceglie questo espediente narrativo per entrare simbolicamente in soffitte e magazzini, tra opere accantonate, giudicate minori o dimenticate, e rimettere in discussione attribuzioni tramandate e certezze ottocentesche. Lontano dalle sale affollate, il deposito diventa così il vero laboratorio dello storico dell’arte. È qui che nasce un nuovo corpo a corpo con le opere, fatto di osservazione ravvicinata, confronto, rischio interpretativo. Da questi spazi marginali emergono intuizioni destinate a durare: dipinti recuperati, autori restituiti, interi capitoli della storia figurativa ripensati. Le “Precisioni nelle gallerie italiane” non sono soltanto un esercizio di erudizione, ma un gesto critico forte, che denuncia l’abbandono delle opere e invita a un riordino profondo, materiale e teorico, delle collezioni pubbliche. In questa prospettiva, il deposito non è un luogo di esclusione, ma uno spazio generativo, dove la conoscenza prende forma e dove anche un topo, nella notte, può cambiare il destino di un’opera.
