Il vostro Browser ha Javascript disabilitato. Attivalo per vedere correttamente il sito.

Allegoria del Sonno

1635-1636

Algardi Alessandro
(Bologna 1595 - Roma 1654)


La scultura raffigura l’allegoria del Sonno, ispirandosi a un tipo ellenistico molto noto nel XVII e XVIII secolo, da cui derivano gli attributi del putto: le ali di farfalla, le capsule di papavero sulla testa e nelle mani e il ghiro dormiente al lato.

Il Passeri raccontava che a Roma si insinuasse che Algardi non fosse capace di lavorare il marmo (materiale scarsamente diffuso a Bologna, sua città di origine), e che questa diceria avesse spinto lo scultore a cimentarsi con la pietra di paragone. L’aneddoto, poco veritiero dal momento che, quando realizzò il Sonno, Algardi aveva già ricevuto incarichi per importanti sculture marmoree, ha comunque accompagnato la scultura nei secoli.

Più che per dimostrare abilità tecnica, notizia confutata peraltro dalla morbidezza del marmo nero del Belgio con cui è in realtà eseguita, la scelta del materiale era dovuta alla volontà di Algardi di aderire meglio al soggetto “notturno” dell’opera.

I documenti di pagamento attestano che l’opera fu commissionata ad Alessandro Algardi nel 1635 dal principe Marcantonio Borghese, nipote ed erede del Cardinale Scipione, e che lo scultore disegnò anche due anfore con manici serpentiformi, intagliate in marmo nero da Silvio Calci, che all’epoca accompagnavano la scultura.


Scheda tecnica

Materia / Tecnica | marmo


Misure | cm 48 x 90


Inventario | CLX

Posizione | Sala 15 – Sala ​dell’Aurora


Periodo | '600


Tipologia | scultura


Opera attualmente non esposta
Opera in prestito per la mostra "Il Tempo del Barocco " , Gallerie Nazionali di Arte Antica - Palazzo Barberini, Roma (13 maggio - 3 ottobre 2021)


  • Scheda
  • Provenienza
  • Mostre
  • Restauri
  • Fonti e bibliografia
Scheda
Open Chiudi

In questa languida scultura Alessandro Algardi rappresenta il Sonno attraverso l’abbandono di un putto dormiente, identificato dalle ali di farfalla, da un serto di capsule di papaveri attorno al capo, da un ramoscello della stessa pianta nella mano sinistra e da un ghiro dormiente lungo il fianco. Ispirato a un prototipo ellenistico molto diffuso nel Seicento, il putto dormiente, abbandonato mollemente su un lenzuolo, ha gli attributi iconografici propri delle raffigurazioni antiche dell’Hypnos greco o del Somnus romano: le ali, che battono senza far rumore (come le ali di farfalla della scultura), e i fiori di papavero con cui vengono sfiorati gli occhi degli uomini, inducendo l’oblio. Nell’età classica il Sonno era raffigurato come un ragazzo, ma nel periodo ellenistico invalse la raffigurazione come putto, che si è affermata nei secoli.

Tramite per la commissione ad Algardi della scultura del Sonno fu Marcello Provenzale, il mosaicista suo conterraneo che aveva già lavorato per Scipione Borghese. Esistono due documenti di pagamento allo scultore datati 1635 e 1636 “a bon conto del lavoro di un Putto in pietra di paragone”, firmati da Marcantonio Borghese, cugino ed erede del cardinale Scipione, che era morto due anni prima (Montagu 1985, p. 419).

Il biografo Giovanni Battista Passeri ipotizzava che Algardi avesse eseguito l’opera in marmo nero del Belgio (da lui indicato impropriamente come pietra di paragone, materiale noto per essere particolarmente difficile da lavorare), per sfatare la maldicenza che lo voleva incapace di scolpire il marmo: “Per ismentire questa ingiuria fece la figura d’un Putto, che dorme il quale rappresenta il Sonno in pietra di paragone grande poco più del naturale, et è così ben condotto, e lavorato, che non trovò nell’applauso dell’Universale che cagioni di lode” (1772, p. 200).

Il marmo nero era stato scelto anche per rafforzare il significato dell’allegoria: nera è infatti la terza fase della notte, come viene descritta nell’Iconologia di Cesare Ripa, ed è accompagnata da un ghiro, come quello che vediamo acciambellato accanto al putto. L’opera esprime piacevolezza, ma anche ambiguità e languore nell’abbandono totale del dormiente che stringe le capsule cariche di oppio.

Algardi disegnò anche due anfore, intagliate in marmo nero da Silvio Calci, che all’epoca accompagnavano la scultura. In virtù di questa collocazione accanto al Sonno, nel Settecento l’archeologo de Montfaucon pensò fossero attributi della personificazione, descrivendole come vasi contenenti sostanze soporifere (1722, I, 2, p. 362).

Il sonno ben si inserisce nella produzione di Algardi, improntata a un classicismo mitigato dal gusto per il naturale e da moderati elementi barocchi, uno stile diverso rispetto a quello imperante di Gian Lorenzo Bernini e che trovò spazio soprattutto durante il pontificato di Innocenzo X Pamphilj, che lo preferì, incaricandolo di importanti lavori.

L’importanza fin da subito riconosciuta all’opera è testimoniata dall’omaggio resogli in un’ode di Scipione della Staffa, pubblicata a Perugia nel 1643, e dalla diffusione del soggetto: alla Galleria Spada ne è conservata una copia in marmo bianco, in cui il putto è in una culla lignea, mentre a Boston e Amburgo sono due imitazioni con leggere varianti di Jacques van der Bogaert (Montagu 1999, pp. 118).

In occasione dei lavori di ridecorazione e riallestimento delle collezioni, guidati da Antonio Asprucci alla fine del Settecento, il Sonno fu collocato nella sala del Gladiatore al piano terra. Passò poi nel corso dell’Ottocento dapprima in sala III, poi nella galleria del primo piano. Attualmente è esposto nella sala XV, ricongiunto con i vasi di Silvio Calci.

La scultura mostra una frattura all’altezza della spalla sinistra che attraversa tutto il marmo; apparentemente antica, è stata riparata con una grappa metallica posta sotto la schiena del putto.

close
Provenienza
Open Chiudi

Marcantonio Borghese, 1635; Inventario Fidecommissario Borghese, 1833, C, p. 48, n. 102; Acquisto dello Stato, 1902.

close
Mostre
Open Chiudi

1999 Roma

2003-2004 Roma

2018 Bologna

2020 Amsterdam

close
Restauri
Open Chiudi

2017 C.B.C. Coop.

close
Fonti e bibliografia
Open Chiudi

S. Della Staffa, Poesie dedicate alle glorie del Sig. Alessandro Algardi ottimo degli scultori, Perugia 1643, pp. 5, 22.

I. Manilli, Villa Borghese fuori di Porta Pinciana, Roma 1650, p. 106.

G. P. Bellori, Le vite de’ Pittori, Scultori et Architetti moderni, Roma 1672, p. 401.

P. De’ Sebastiani, Viaggio curioso de’ palazzi, e ville più notabili di Roma, Roma 1683, p. 41

F. Deseine, Description de la ville de Rome en faveur des étrangers, Lion 1690, II, p. 84.

D. Montelatici, Villa Borghese fuori di Porta Pinciana con l’ornamenti che si osservano nel di lei Palazzo, Roma 1700, p. 294.

P. Rossini, Il Mercurio errante delle grandezze di Roma, tanto antiche, che moderne, Roma 1700, p. 105.

J. C. Goethe,Viaggio in Italia, 1740, a cura di A. Farinelli, Roma 1932, I, p. 272.

B. de Montfaucon, L’antiquité expliquée et représentée en figures, Paris 1722, I, 2, p. 362, tav. CCXIV.

G. Roisecco, Roma antica e moderna o sia Nuova descrizione di tutti gli Edificj antichi e moderni, tanto sagri quanto profani della città di Roma, Roma 1750, II, p. 233.

R. Venuti, Accurata, e succinta descrizione topografica e istorica di Roma moderna, Roma 1766, p. 118.

G. B. Passeri, Vite de’pittori, scultori ed architetti che hanno lavorato in Roma, Roma 1772, p. 200.

F. W. Basilius von Von Ramdohr,Ueber Mahlerei und Bildhauerarbeit in Rom: für Liebhaber des Schönen in der Kunst, Leipzig1787, I, p. 332.

L. Lamberti, E. Q. Visconti, Sculture del palazzo della Villa Borghese detta Pinciana, Roma 1796, II, p. 61.

A. Nibby, Monumenti scelti della Villa Borghese, Roma 1832, p. 86.

A. Nibby, Roma nell’anno MDCCCXXXVIII, Roma 1838-1841 (1841), p. 296.

A. Venturi, Il Museo e la Galleria Borghese, Roma 1893, p. 35.

A. De Rinaldis, La R. Galleria Borghese in Roma, Roma 1935, p. 34.

A. Riccoboni, Roma nell’arte. La scultura nell’evo moderno dal Quattrocento ad oggi, Roma 1942, p. 183.

A. De Rinaldis, Catalogo della Galleria Borghese in Roma, Roma1948, p. 66 ss.

P. Della Pergola, La galleria borghese in Roma, Roma 1951, p. 42.

I. Faldi, Galleria Borghese. Le sculture dal sec. XVI al XIX, Roma 1954, pp. 9-10, cat. 1.

Fagiolo Dell’Arco M., Il Barocco romano (rassegna degli studi 1970-1974), in“Storia dell’arte”, 24/25, 1975, p. 137.

J. Montagu, Alessandro Algardi, New Haven – London 1985, pp. 419-420.

A. González-Palacios, La Stanza del Gladiatore, in “Antologia di Belle Arti”, 43-47, 1993, pp. 25, 27, fig. 32.

O. Ferrari, S. Papaldo, Le sculture del Seicento a Roma, Roma 1999, p. 463.

J. Montagu, in Algardi. L’altra faccia del Barocco, catalogo della mostra (Roma,Palazzo delle Esposizioni, 1999, a cura di J. Montagu, Roma 1999, pp. 118-119, cat. 11.

P. Moreno, C. Stefani, Galleria Borghese, Milano 2000,p. 311, fig. 25.

J. Raspi Serra, Il primo incontro di Winckelmann con le collezioni romane: Ville e Palazzi di Roma, 1756, I, Roma 2002, pp. 445, n. 116, a; b.

A. González Palacios, Arredi e ornamenti alla corte di Roma 1560-1795, Milano 2004, p. 275, fig. 35.

S. Barchiesi, in La Stanza del Gladiatore ricostituita. Il capolavoro della committenza Borghese del ‘700, catalogo della mostra (Roma, Galleria Borghese, 2003-2004), a cura di A. Coliva, M. Minozzi, Milano 2004,pp. 156-157.

S. Pierguidi, Bellori e i putti nella scultura del Seicento. Bernini, Duquesnoy, Algardi, in “Marburger Jahrbuch für Kunstwissenschaft”, 39, 2012, pp. 166-167, fig. 9.

A. Mampieri, L’allegoria del sonno,in L’Allegoria del sonno di Alessandro Algardi dalla Galleria Borghese, catalogo della mostra (Bologna, Museo Civico Medievale, 2018), a cura di A. Mampieri, Bologna 2018, pp. 27-33.

F. Scholtzen, in Caravaggio Bernini. Entdeckung der Gefühle, catalogo della mostra (Wien, Kunsthistorisches Museum, 2019-2020; Amsterdam, Rijksmuseum,2020), a cura di G. Swoboda, München, London, New York 2019, pp. 128-129, cat. 14.

Scheda di catalogo 12/01008676 Russo L., 1983; agg. Felici S., 2020.

close


Newsletter

Acconsento al trattamento dei dati per le finalità indicate nell'informativa ai soli fini dell'invio della Newsletter ai sensi dell'art. 13 del Regolamento Europeo per la Protezione dei dati personali (GDPR). Se vuoi ulteriori informazioni consulta l’informativa