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Amor Sacro e Amor Profano


Autore

Vecellio Tiziano
(Pieve di Cadore 1488-90 - Venezia 1576)

Tipologia

pittura

Periodo

'500

Inventario

147

Tecnica

olio su tela, cm 118x278

Origin

collezione del cardinale Scipione Borghese (1608)

L’opera per secoli ha costituito un vero e proprio enigma interpretativo, considerata l’assoluta mancanza di documenti relativi alla sua esecuzione e al suo ingresso nella raccolta Borghese. Fu con ogni probabilità commissionata dal Segretario del Consiglio dei Dieci, Niccolò Aurelio – il cui stemma è scolpito sulla fronte del sarcofago – in occasione del suo matrimonio con Laura Bagarotto, la cui impresa araldica compare sul fondo del bacile d’argento appoggiato sopra il sarcofago. Il riferimento alla simbologia nuziale è espresso dalla coroncina di mirto e la fibbia, entrambi attributi dell’amore coniugale, indossata dalla fanciulla seduta a sinistra. Il fulcro centrale della composizione è costituito dall’evidente contrapposizione delle due figure femminili, fisionomicamente simili: l’una vestita, in atto di guardare verso lo spettatore; l’altra nuda, che le si rivolge in atteggiamento di esortazione. La lampada che reca in mano, simbolo dell’ardore amoroso, permette di identificarla come Venere, mentre al centro Cupido rimescola l’acqua del sarcofago trasformato in fontana.

Le ultime considerazioni critiche tendono a privilegiare il significato matrimoniale del dipinto, ovvero l’esaltazione delle qualità della perfetta sposa; essa vi è raffigurata splendidamente vestita nella sua dignità pubblica, ricca di attributi nuziali consoni al suo livello sociale, ma, al tempo stesso, nuda e ardente di vero amore per il suo sposo, quale gli dovrà apparire nella sfera del privato.