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Baccanale di Putti

1649-1651

Campi Giovanni
(attivo a Roma seconda metà del sec. XVIII)


Racchiuso in una fastosa cornice sostenuta da due draghi e sormontata da un’aquila, gli animali araldici della famiglia Borghese, il bassorilievo raffigura putti impegnati in giochi, lotte, bevute e danze, suggerendo un’analogia con i rituali dedicati a Bacco.

Il Baccanale di putti è stato a lungo attribuito allo scultore fiammingo François Duquesnoy, fino al rinvenimento, a opera di Italo Faldi, nella contabilità di casa Borghese, di pagamenti datati 1649-1651 al pressoché ignoto Giovanni Campi. A completare il corpus delle opere conosciute di tale scultore sono due statuette di Cacciatori in pietra di paragone, con cui il Baccanale è stato sempre esposto nella Villa Pinciana, probabilmente in virtù dell’affinità dei materiali utilizzati. 


Scheda tecnica

Materia / Tecnica | pietra di paragone su fondo di lapislazzuli, cornice in lapislazzuli con coppia di draghi di sostegno e aquila sormontante la cornice di metallo dorato e legno


Misure | cm. 100 x 80


Inventario | CCLXXVI

Posizione | Sala 6 – Sala ​di Enea e Anchise


Periodo | '600


Tipologia | scultura


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  • Fonti e bibliografia
Scheda
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Il bassorilievo raffigura sedici putti in pietra di paragone su fondo di lapislazzuli: alcuni, al centro, trascinano per le corna e sferzano un caprone, gli altri lottano, danzano, bevono e si arrampicano sugli alberi con un’animazione tipica dei cortei bacchici. La cornice, eseguita in lapislazzuli e bronzo dorato, è sostenuta da due draghi e sormontata da un’aquila, gli animali araldici della famiglia Borghese.

A lungo attribuito allo scultore fiammingo François Duquesnoy (1594-1643), il bassorilievo è invece opera di Giovanni Campi, che ricevette in pagamento 180 scudi tra il 1649 e il 1651 per la sua esecuzione (Archivio Segreto Vaticano, Archivio Borghese, 5630, Filza 1649, n. 267; 8066 Registro dei Mandati, 1650-54, p. 13, n. 57; p. 29, 142; p. 50, n. 247; p. 67, n. 323; p. 95, n. 467; p. 104, n. 517; 5631 Filza dei mandati 1651, n. 234; 8066, p. 157, n. 234, in Faldi 1954, pp. 52-53, nn. I-IX). L’opera doveva essere già stata completata alla fine del 1650, dal momento che nel novembre di quell’anno ne veniva pagata la lucidatura finale (Faldi 1954, p. 53, n. VII). L’autore è noto e documentato solo per questa committenza e per quella di due Cacciatori (invv. CCLXXIV e CCLXXV), anch’essi eseguiti per i Borghese. 

Citato per la prima volta nel 1700 dalla guida di Montelatici come opera di François Duquesnoy, il Baccanale di putti era collocato nella sala VI, nella parete di fronte al Gladiatore, protetto da una teca di cristallo con cornici di legno di pero, e affiancato dalle due statuette di Cacciatori, anch’esse in pietra di paragone. Un accostamento dovuto probabilmente all’affinità dei materiali usati, dal momento che tematicamente le tre sculture non sarebbero accomunabili, e che esprime al meglio il gusto borghesiano per l’arredo ricco di opere eseguite in pietre policrome, spesso saggi di indiscusso virtuosismo esecutivo (Minozzi 2015, p. 351).

Alla fine del Settecento il Baccanale fu trasferito, con i Cacciatori, nella sala III, dove era esposto insieme ai quattro vasi di Laboreur e Cardelli decorati con giochi di putti a simboleggiare le stagioni, stabilendo un paragone stilistico tra le opere (González-Palacios 1995, p. 545). Nel 1841 il bassorilievo è testimoniato di nuovo nella sala VI, dove tuttora si trova.

Evidente è l’ispirazione tratta dal Campi dalle opere del Duquesnoy, dai cui numerosi modelli trae i diversi gruppi di putti raffigurati nel Baccanale (Boudon-Machuel 2005, p. 355, cat. R116); particolarmente stringente il confronto con il rilievo raffigurante L’Amor Sacro e l’Amor profano di Duquesnoy della Galleria Spada a Roma (Faldi 1954, p. 52). L’esecuzione in pietra di paragone ha però inasprito il tenero modellato che in Duquesnoy tradiva l’ispirazione tizianesca. Il Bellori, nella vita di Francesco Fiammingo (1672, p. 271), descrive un modello in terracotta per una composizione simile alla presente, con putti che trascinano per le corna e sferzano una capra, eseguita in porfido da Tommaso Fedele per il cardinale Francesco Barberini che ne fece dono a Filippo IV di Spagna e oggi dispersa: si trattava di un rilievo molto noto, di cui il Faldi ipotizzava questa potesse essere una replica.

Nella scultura del Seicento quello dei putti era un genere a sé stante e un tema privilegiato nel dibattito artistico contemporaneo. Se da un lato era consuetudine per gli scultori esordire nell’esecuzione di queste figure, spesso marginali nelle opere pubbliche commissionate ai maestri, dall’altra molti collezionisti li richiedevano agli artisti come opere da collocare nei propri palazzi, più economici e meno impegnativi delle statue di maggiori dimensioni (Pierguidi 2012, p. 156).

 

 

 

Sonja Felici

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Provenienza
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Collezione Borghese, 1649-50 (Faldi 1954, pp. 52-53, nn. I-IX); Inventario Fidecommissario Borghese, 1833, C, p. 51, n. 140; Acquisto dello Stato, 1902.

 

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Mostre
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2011-2012 Roma

2015 Firenze

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Fonti e bibliografia
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G.P. Bellori, Le vite de’ Pittori, Scultori et Architetti moderni, Roma 1672, p. 271.
G.B. Passeri, Vite de’pittori, scultori ed architetti che hanno lavorato in Roma, Roma 1680, ed. a cura di J. Hess, Leipzig 1934, p. 106.
D. Montelatici, Villa Borghese fuori di Porta Pinciana con l’ornamenti che si osservano nel di lei Palazzo, Roma 1700, p. 220.
P. Rossini, Il Mercurio errante delle grandezze di Roma, tanto antiche, che moderne, Roma 1700, p. 101.
G.P. Pinaroli, Trattato delle cose più memorabili di Roma tanto antiche come moderne, che in essa di presente si trovano, Roma 1725, III, p. 82.
J.C. Goethe, Viaggio in Italia (1740), ed. a cura di A. Farinelli, Roma 1932, I, p. 270.
G. Roisecco, Roma antica e moderna, Roma 1750, II, p. 232.
R. Venuti, Accurata, e succinta descrizione topografica, e istorica di Roma moderna, Roma 1766, p. 118.
D. Magnan, La città di Roma ovvero breve descrizione di questa superba città, Roma 1779, III, p. 7.
L. Lamberti, E.Q. Visconti, Sculture del palazzo della Villa Borghese detta Pinciana, Roma 1796, II, p. 17.
A. Manazzale, Rome et ses environs, Roma 1802, p. 187.
A. Nibby, Monumenti scelti della Villa Borghese, Roma1832, p. 113 ss.
A. Nibby, Roma nell’anno MDCCCXXXVIII. Parte seconda moderna, Roma 1841, IV, p. 922.
Beschreibung der Stadt Rom, a cura di E.Z. Platner, III, 3, Stuttgart-Tübingen 1842, p. 252.
E. Pistolesi, Descrizione di Roma e suoi contorni con nuovo metodo breve facile, Roma 1852, p. 386.
A. Venturi, Il Museo e la Galleria Borghese, Roma1893, p. 220.
A. De Rinaldis, La R. Galleria Borghese in Roma, Roma 1935, p. 15.
M. Fransolet, François du Quesnoy: sculpteur d’Urbain VIII; 1597 – 1643, Bruxelles 1942, p. 179, n. 41.
A. Riccoboni, Roma nell’arte. La scultura nell’evo moderno dal Quattrocento ad oggi, Roma 1942, p. 174.
A. De Rinaldis, Catalogo della Galleria Borghese in Roma, Roma 1948, p. 85.
P. Della Pergola, La galleria Borghese in Roma, Roma 1951, p. 18.
I. Faldi, Galleria Borghese. Le sculture dal sec. XVI al XIX, Roma 1954, pp.52-53, cat. 50.
A. González-Palacios, La Stanza del Gladiatore, in “Antologia di Belle Arti”, 43-47, 1993, p. 6.
A. González-Palacios, Sulle sculture: l’arredo, in Galleria Borghese, a cura di A. Coliva, Roma 1994, pp. 300-343, in part. p. 304.
A. González-Palacios, The Stanza di Apollo e Dafne in the Villa Borghese, in “The Burlington Magazine”, 137, 1995, pp. 529-549.
La scultura del Seicento a Roma, a cura di A. Bacchi, Milano 1996, p. 792.
K. Herrmann Fiore, Apollo e Dafne del Bernini nella Galleria Borghese, Cinisello Balsamo 1997, pp. 32-34, fig. 34.
A. Sironi, Nero del Belgio, in Marmi antichi, a cura di G. Borghini, Roma 1997, p. 256.
O. Ferrari, S. Papaldo, Le sculture del Seicento a Roma, Roma 1999, p. 472.
P. Moreno, C. Stefani, Galleria Borghese, Milano 2000, pp. 156-157, fig. 4.
La Stanza del Gladiatore ricostituita. Il capolavoro della committenza Borghese del ‘700, catalogo della mostra (Roma, Galleria Borghese, 2003-2004), a cura di A. Coliva, M. Minozzi, Milano 2004.
A. González-Palacios, Arredi e ornamenti alla corte di Roma 1560-1795, Milano 2004, p. 301 n. 48, fig. 34
M. Boudon-Machuel, François du Quesnoy: 1597-1643, Paris 2005, p. 355, cat. R116.
E.C. Lingo, François Duquesnoy and the Greek ideal, New Haven 2007.
M. Boudon-Machuel, in Relations artistiques entre Italie et anciens Pays-Bas (XVIe et XVIIIe siècles) sous la direction de Ralph Dekoninck, Bruxelles-Roma2009, pp. 99-112.
M.-L. Fabréga-Dubert, La collection Borghèse au musée Napoléon, Paris 2009, I, p. 270.
E. Sandrelli, in I Borghese e l’antico, catalogo della mostra (Roma, Galleria Borghese, 2011-2012), a cura di A. Coliva, M.-L. Fabréga-Dubert, J.-L. Martinez, M. Minozzi, Milano 2011, pp. 282-283, cat. 23.
S. Pierguidi, Bellori e i putti nella scultura del Seicento. Bernini, Duquesnoy, Algardi, in “Marburger Jahrbuch für Kunstwissenschaft”, 39, 2012, pp. 155-180.
M. Minozzi, in Lapislazzuli. Magia del blu, catalogo della mostra (Firenze, Museo degli argenti- Museo di Storia Naturale, 2015), a cura di M. Sframeli, V. Conticelli, R. Gennaioli, G.C. Parodi, Livorno 2015, p. 351, cat. 87.
Scheda di catalogo 12/01008634; Russo L., 1983; aggiornamento Felici S., 2020.

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