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Busto di Paolo V

1617-1618 o 1622-1623

Bernini Gian Lorenzo
(Napoli 1598 - Roma 1680)


Il pontefice Paolo V Borghese indossa il manto papale, ricamato con le immagini degli apostoli Pietro e Paolo e chiuso da un prezioso fermaglio sul petto, sopra il ricco camice orlato di pizzo e l’amitto attorno al collo. L’abito formale, insieme all’espressione severa, ne fanno un ritratto dall’impostazione ufficiale, nonostante le ridotte dimensioni. Il piccolo busto è stato a lungo considerato un’opera giovanile di Gian Lorenzo Bernini, eseguita tra il 1617 e il 1618 su commissione di Scipione Borghese, nipote del papa. Successivamente, in seguito alla rilettura di alcuni documenti di pagamento, è stato proposto di spostarne l’esecuzione poco più avanti, immediatamente dopo la morte del pontefice, tra il 1622 e il 1623, ma la questione rimane tuttora discussa.

Grazie alla diversificata lavorazione del marmo ad opera dello scultore, l’osservatore riceve dal busto sensazioni tattili, come se con la mano potesse accarezzare la pelle e le stoffe degli abiti di Camillo Borghese, riuscendo a coglierne pienamente l’espressività del volto.
Il modello di riferimento per quest’opera di Bernini è stato identificato in un ritratto del pontefice eseguito da Nicolas Cordier e conservato oggi in collezione privata.


Scheda tecnica

Materia / Tecnica | marmo


Misure | altezza cm 35


Inventario | CCXLVIII

Posizione | Sala 14 – Loggia ​di Lanfranco


Periodo | '600


Tipologia | scultura


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  • Provenienza
  • Mostre
  • Restauri
  • Fonti e bibliografia
Scheda
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Il piccolo ritratto di Paolo V è stato a lungo considerato un’opera giovanile di Gian Lorenzo Bernini, eseguita tra il 1617 e il 1618 con il pontefice vivente, su commissione di Scipione Borghese. La notizia sembrava suffragata dal passo della biografia postuma dello scultore scritta dal figlio Domenico (1713, p.17), che conteneva il noto aneddoto secondo il quale il papa avrebbe conservato il busto sul proprio scrittoio fino alla morte. Successivamente, in seguito alla rilettura di alcuni documenti di pagamento, è stato proposto di spostarne l’esecuzione poco più avanti, immediatamente dopo la morte del pontefice, tra il 1622 e il 1623, ritenendo l’indicazione di Domenico una delle frequenti imprecisioni che riguardano il racconto della fase giovanile della carriera paterna (Bacchi, in Bernini and the Birth, 2008, p. 103). La questione riguardo la datazione rimane comunque tuttora aperta.

Documentato sicuramente nell’inventario del 1765 relativo al casino del Graziano, un piccolo edificio ai margini della valle dei platani acquistato dal cardinale Borghese nel 1616 e trasformato in luogo di riposo durante le battute di caccia, nel 1833 è incluso nel fedecommesso istituito da Marcantonio V, per poi passare nel palazzo di Campo Marzio e tornare nella villa sicuramente anteriormente al 1889. Prima della riapertura al pubblico del museo nel 1997, si trovava nel salone di ingresso della Villa. In quella occasione, oltre a collocarlo nella sala XIV, ne è stato anche ripristinato il piedistallo originale in giallo antico, ritrovato nei depositi del museo.

Se il formato ridotto ne fa un ritratto a destinazione privata, l’iconografia ha comunque i crismi dell’ufficialità, con l’amitto inamidato intorno al collo, il camice orlato di pizzo, e il manto papale con le immagini di San Pietro e San Paolo. Mirabile è inoltre la cura con cui sono rappresentati la ricrescita dei capelli nell’area della tonsura e della barba sulle guance e il collo tozzo del pontefice, lasciato sapientemente intravedere dalle pieghe della veste. Grazie alla diversificata lavorazione del marmo l’osservatore riceve sensazioni tattili, come se la mano potesse accarezzare la pelle e le stoffe degli abiti di Camillo Borghese. In quest’opera, come prima era avvenuto soltanto nella Capra Amaltea, gli occhi hanno il globo liscio, senza incisione della pupilla, motivo generalmente adottato nei ritratti postumi. L’indeterminatezza dello sguardo lascia emergere l’espressività delle altre parti del volto, conferendo verità psicologica al ritratto (Coliva, in Bernini scultore, 1998, p. 107).

Il modello di riferimento per questo busto di Bernini è stato identificato in un ritratto del pontefice eseguito da Nicolas Cordier e conservato oggi in una collezione privata (Bacchi 1989, pp. 28-29). Le due opere, coincidenti in molti tratti, differiscono nella resa degli occhi e nei dettagli del camice, che Bernini vivacizza accentuandone la curva inferiore.

 

 

 

Sonja Felici

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Provenienza
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Inventario del Casino del Graziano, 1765, p. 220; Inventario Fidecommissario Borghese, 1833, C, p. 48, n. 107; Acquisto dello Stato, 1902.

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Mostre
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1930 Roma

1998 Roma

1999 Roma

2008-2009 Los Angeles-Ottawa

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Restauri
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1963 G. Pedrazzoni

1997 C.B.C. Coop. a.r.l.

2008/ 2009 E.M. Conservazione + Arch. S.r.l.

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Fonti e bibliografia
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A. Bacchi, in Bernini and the Birth of Baroque Portrait Sculpture, catalogo della mostra (Los Angeles, J. Paul Getty Museum, 2008 – Ottawa, National Gallery of Canada, 2008-2009), a cura di A. Bacchi, C. Hess, J. Montagu, Los Angeles 2008, pp. 102-105.

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Scheda di catalogo 12/ 01008679, Russo L., 1981; agg. Felici S., 2020.

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