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Busto di Scipione Borghese

Bernini Gian Lorenzo
(Napoli 1598 - Roma 1680)


All’età di 56 anni il cardinale Scipione Borghese commissionò al giovane Bernini il suo busto ritratto. Filippo Baldinucci (1682) racconta che a lavoro terminato, lo scultore si accorse di un’imperfezione nel blocco di marmo, tale da provocare una crepa (detta anche pelo), tuttora visibile sulla fronte del cardinale. L’artista avrebbe quindi replicato il busto, realizzandone in seguito uno analogo nel tempo di quindici nottate.
Tale aneddoto costituisce uno dei capisaldi su cui si basa il mito del virtuosismo berniniano.
A differenza degli artisti che lo avevano preceduto il rapporto di Bernini con la materia era disinvolto, sia per la decisione di non finire le zone non visibili delle sculture, sia nella scelta del blocco da scolpire, che non selezionava personalmente perché intendeva la scultura come manipolazione, abilità e ingegno.
Il ritratto di Scipione segnò un cambiamento stilistico e formale nella produzione berniniana di busti, per la volumetria più essenziale, la resa psicologica più approfondita e la maggiore forza espressiva, che rinviavano all’idea di un modello parlante. Come Rubens e Van Dick nella ritrattistica del ‘600, Bernini inventò il motivo del colloquio con l’osservatore, cosicché il cardinale, seppure rappresentato secondo i canoni dell’ufficialità, acquista nel ritratto una dimensione intima.


Scheda tecnica

Materia / Tecnica | marmo di Carrara, alt. 77,2


Inventario | CCLXV

Posizione | Sala 14 – Loggia ​di Lanfranco


Periodo | '600


Tipologia | scultura


  • Provenienza
Provenienza
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Collezione del cardinale Scipione Borghese

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