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Busto di Scipione Borghese

1632

Bernini Gian Lorenzo
(Napoli 1598 - Roma 1680)


Eseguito in un tempo record per sostituire un altro ritratto del cardinale Scipione Borghese, reso impresentabile al committente per via di un difetto del marmo che si era manifestato a lavoro ormai concluso, il presente busto è solo apparentemente identico al primo. Se il soggetto è reso comunque nell’immediatezza di una conversazione, l’espressione del suo volto risulta meno assorta, le spalle sono più squadrate e la mozzetta, meno increspata, non lascia intravedere il collo ed è attraversata in basso da una piega orizzontale che separa l’ultima coppia di bottoni. La levigatura risulta inoltre più uniforme rispetto al primo ritratto.
Differenti i racconti dell’episodio lasciatici dai due biografi più vicini al Bernini: Baldinucci riporta che Gian Lorenzo avrebbe presentato prima il busto danneggiato a Scipione “Che si turbò in se stesso; ma per non contrastare il Bernino dissimulava”, per poi sorprenderlo con la replica “senza alcun difetto” (Baldinucci 1682, p. 7). Domenico Bernini, invece, ricorda che quando il secondo busto fu portato a Scipione, “facilmente riconobbe il Cardinale da una certa non so quale espressione più viva, che quella non era la figura, che alcuni giorni avanti haveva veduto” e chiese chiarimenti allo scultore facendogli infine consegnare anche il primo ritratto (Bernini 1713, p. 11).

 


Scheda tecnica

Materia / Tecnica | marmo


Misure | altezza cm 78


Inventario | CCLXVI

Posizione | Sala 14 – Loggia ​di Lanfranco


Periodo | '600


Tipologia | scultura


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  • Fonti e bibliografia
Scheda
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Il ritratto di Scipione Borghese è una delle opere che più hanno contribuito alla costruzione della leggenda di Gian Lorenzo Bernini come scultore dalla tecnica prodigiosa, sin dalle fonti più antiche. Filippo Baldinucci (1682, p. 7) racconta come, al momento della lucidatura finale dell’opera, ci si fosse resi conto di un’imperfezione nel blocco di marmo, un “pelo”, ossia una crepa, che attraversava la fronte del cardinale, rendendola impresentabile al committente. L’artista avrebbe quindi replicato il busto, realizzandone la presente copia in quindici notti, un tempo record, ridotto dal figlio Domenico addirittura a tre soli giorni (Bernini 1713, p. 10). Un aneddoto suggestivo, destinato a diventare la base per il mito del virtuosismo berniniano.

L’importanza del committente – dal 1605 al 1621 potente cardinal nepote di Paolo V, e ricchissimo collezionista e mecenate – giustificava la necessità di rimediare al più presto all’errore. Un inconveniente da imputare all’abitudine di Bernini di non selezionare personalmente il blocco da scolpire: per lui il lavoro dello scultore consisteva nel manipolare con abilità e ingegno la materia, qualunque essa fosse. L’artista dà nel ritratto di Scipione un’ennesima prova della sua proverbiale fluidità nella lavorazione del marmo, riuscendo a rendere la sensazione tattile dell’epidermide del cardinale e insieme quella cromatica, cangiante, della seta della mozzetta, in cui le pieghe suggeriscono la marezzatura.

Il ritratto segna anche un punto di svolta nello stile della ritrattistica berniniana: probabilmente influenzato dalla contemporanea pittura di Rubens e Van Dick, egli introduce, attraverso il volto leggermente rivolto verso destra e la bocca appena socchiusa, il motivo della conversazione interrotta, che arricchisce la rappresentazione di una notazione intima. Definiti “ritratti parlanti” (Brauer, Wittkower 1931, p. 29 ss.), i suoi busti raffigurano il soggetto in movimento, avendo egli individuato il modo più efficace per rendere l’individualità del soggetto nella raffigurazione della transitorietà di uno stato d’animo piuttosto che nella copia minuziosa del volto in posa.

Le due versioni, a prima vista identiche, si differenziano per alcuni dettagli. Rispetto al primo ritratto qui le spalle sono meno rotonde, mentre la mozzetta è attraversata in basso da una piega orizzontale che attraversa l’ultima coppia di bottoni e la levigatura è più uniforme. Anche qui nel marmo si è aperta un’incrinatura che attraversa il centro della mozzetta da sinistra in basso verso destra in alto.

Questo ritratto venne esposto nella galleria della pinacoteca al primo piano, una posizione di minor prestigio rispetto alla prima versione, collocata nella sala degli imperatori al pianterreno. Presente nel 1802 nella camera dei ritratti, il busto è stato acquistato insieme alla seconda versione dallo Stato italiano nel 1892, in occasione della prima vendita delle opere Borghese. Rimasti nelle Gallerie dell’Accademia di Venezia fino al 1908, i due ritratti sono poi rientrati nella Villa Pinciana.

 

 

 

Sonja Felici

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Provenienza
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Cardinale Scipione Borghese, 1632 (Hibbard, 1961, pp. 101, 105); Acquisto dello Stato, 1892

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Mostre
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1935 Parigi

1998 Roma

1999 Roma

2008-2009 Los Angeles

2009 Firenze

2014-2015 Madrid

2017-2018 Roma

 

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Restauri
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1911

1997 C.B.C. Coop. a.r

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Fonti e bibliografia
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Scheda di catalogo 12/01008680; Russo L.,1981; aggiornamento Felici S., 2020

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