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Cacciatore nero su base di paragone

1651-1653

Campi Giovanni
(attivo a Roma seconda metà del sec. XVIII)


Le piccole sculture in pietra di paragone raffigurano, in posizione speculare, due cacciatori mori, caratterizzati come antichi dall’abbigliamento, che tengono un rapace su un braccio, e un felino al fianco, assicurati con una catena. 

Pur sovrapponibili nella posa, le due figure differiscono nella resa delle superfici del corpo e dei tratti del volto, a voler suggerire l’impressione di una differenza di età tra le due figure.

Attribuite nelle guide antiche a François Duquesnoy, dai documenti di pagamento risultano eseguite tra il 1651 e il 1653 da Giovanni Campi, poco dopo il Baccanale di putti (inv. CCLXXVI) in pietra di paragone e lapislazzuli, col quale condividono la storia espositiva all’interno del museo. 


Scheda tecnica

Materia / Tecnica | pietra di paragone, marmo giallo antico, breccia gialla e metallo dorato


Misure | alt. cm. 65 (zoccolo incluso)


Inventario | CCLXXIV - CCLXXV

Posizione | Sala 6 – Sala ​di Enea e Anchise


Periodo | '600


Tipologia | scultura


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  • Mostre
  • Fonti e bibliografia
Scheda
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Le due statuette raffigurano mori individuati nell’iconografia come cacciatori: sostengono ognuno un rapace, identificato in un astore, e nell’altra un felino – leone e forse una leonessa – condotti alla catena. Entrambi i cacciatori, scolpiti in posizione speculare, indossano un panneggio che copre loro i fianchi, una tracolla con fibbia in giallo antico e i sandali ai piedi. La posizione del loro corpo traccia una linea curva, chiusa dalla verticale delineata dal braccio che tiene il felino. Eseguite in pietra di paragone, le due figure differiscono nella resa delle superfici, con il cacciatore col leone che risulta più dettagliato nella muscolatura e nella pelle, che nel braccio lascia intravedere le vene, nella definizione dei riccioli della capigliatura, più profondi e mossi, e nel volto, caratterizzato da lineamenti più marcati, a restituire l’impressione di una differenza di età tra le due figure.

La cinghia in giallo antico che attraversa il busto di entrambi i cacciatori, unico elemento cromatico oltre al nero della pietra di paragone, richiama il tondo in breccia gialla posto al centro dell’elegante basamento modanato delle sculture, creando un raffinato rimando cromatico, caratteristica che sappiamo essere stata particolarmente apprezzata dai committenti, sia negli arredi che nelle sculture (Minozzi 2015, p. 351).

Per l’esecuzione delle due statuette è stato pagato, tra il 1651 e il 1653, lo scultore Giovanni Campi per un ammontare di 250 scudi, che dovevano saldare anche due testine di paragone che ad oggi risultano disperse (Archivio Segreto Vaticano, Archivio Borghese, 5631, Filza dei Mandati 1651, nn. 234, 462; 8066 Registro dei Mandati, 1650-54, p. 157, n. 234; p. 204, n. 462; p. 252, n. 203; p. 29, n. 402; p. 312, n. 548; p. 312, n. 548, p. 338, n. 118; 5632, Filza dei Mandati 1652, n. 548; in Faldi 1954, pp. 52-53, nn. I-IX). Nelle descrizioni antiche sono entrambe attribuite a François Duquesnoy, che avrebbe fornito i modelli per la loro esecuzione. Attribuzione forse motivata dalla evidente somiglianza delle posizioni dei due cacciatori con la posa del celebre Mercurio Giustiniani del fiammingo (Vienna, Liechtenstein Museum), ma rifiutata dalla critica recente: Boudon-Machuel evidenzia come il panneggio, mosso e scavato, dei due cacciatori non abbia nulla a che vedere con quello delle opere del fiammingo (2005, pp. 347-348, nn. 34a, 34b).

Negli allestimenti storici le due statuette sono state sempre esposte ai lati del Baccanale di putti (inv. CCLXXVI), probabilmente per l’affinità del materiale usato, dal momento che tematicamente non hanno nulla in comune. Nel 1700 risultano esposte nella sala VI (Montelatici 1700, p. 220), nel 1796 sono collocate nella sala III (Lamberti, Visconti 1796, II, p. 18, nn. 25-26), nel 1841 figurano di nuovo nella sala VI (Nibby 1841, IV, p. 922), dove tuttora sono esposte.

I due Cacciatori sono citati anche nelle annotazioni di Pierre-Adrien Pâris, architetto e collezionista francese incaricato, tra il 1808 e il 1809, del trasporto delle antichità della Villa Pinciana vendute da Camillo Borghese a Napoleone, che ne ammirava la materia ma li considerava inferiori qualitativamente al Baccanale di putti (Fabréga-Dubert 2009, p. 270).

 

 

 

Sonja Felici

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Provenienza
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Collezione Borghese, 1651-53 (Faldi 1954, pp. 52-53, nn. I-IX); Inventario Fidecommissario Borghese, 1833, C., p. 51, n. 141; Acquisto dello Stato, 1902.

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Mostre
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2011-2012 Roma

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Fonti e bibliografia
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D. Montelatici, Villa Borghese fuori di Porta Pinciana con l’ornamenti che si osservano nel di lei Palazzo, Roma 1700, p. 220.
L. Lamberti, E.Q. Visconti, Sculture del palazzo della Villa Borghese detta Pinciana, Roma 1796, II, p. 18, nn. 25-26.
A. Nibby, Monumenti scelti della Villa Borghese, Roma 1832, p. 114.
A. Nibby, Roma nell’anno MDCCCXXXVIII. Parte seconda moderna, Roma 1841, IV, p. 922.
Beschreibung der Stadt Rom, a cura di E.Z. Platner, III, 3, Stuttgart-Tübingen 1842, p. 252.
A. Venturi, Il Museo e la Galleria Borghese, Roma 1893, p. 216.
M. Fransolet, François du Quesnoy: sculpteur d’Urbain VIII; 1597 – 1643, Bruxelles 1942, p. 90 ss.
A. Riccoboni, Roma nell’arte. La scultura nell’evo moderno dal Quattrocento ad oggi, Roma 1942, p. 174.
A. De Rinaldis, Catalogo della Galleria Borghese in Roma, Roma 1948, p. 85.
P. Della Pergola, La galleria Borghese in Roma, Roma 1951, p. 18.
I. Faldi, Galleria Borghese. Le sculture dal sec. XVI al XIX, Roma 1954, pp.53-54, n. 51.
A. González-Palacios, La storia della Stanza di Apollo e Dafne, in Apollo e Dafne del Bernini nella Galleria Borghese, a cura di K. Herrmann Fiore, Cinisello Balsamo 1997, pp. 32, 34, figg. 35-36.
A. Sironi, Nero del Belgio, in Marmi antichi, a cura di G. Borghini, Roma 1997, p. 256.
A. González-Palacios, Arredi e ornamenti alla corte di Roma 1560-1795, Milano 2004, p. 301 n. 48, figg. 35, 36.
La Stanza del Gladiatore ricostituita. Il capolavoro della committenza Borghese del ‘700, catalogo della mostra (Roma, Galleria Borghese, 2003-2004), a cura di A. Coliva, M. Minozzi, Milano 2004.
M. Boudon-Machuel, François du Quesnoy: 1597-1643, Paris 2005, pp. 347-348, figg. 34a, 34b.
La collection Borghèse au Musée Napoléon, I, Les Archives, a cura di M.-L. Fabréga-Dubert, Paris 2009, p. 270.
E. Sandrelli, in I Borghese e l’antico, catalogo della mostra (Roma, Galleria Borghese, 2011-2012), a cura di A. Coliva, M.-L. Fabréga-Dubert, J.-L. Martinez, M. Minozzi, Milano 2011, pp. 284-285, cat. 24.
M. Minozzi, in Lapislazzuli. Magia del blu, catalogo della mostra (Firenze, Museo degli argenti- Museo di Storia Naturale,2015), a cura di M. Sframeli, V. Conticelli, R. Gennaioli, G.C. Parodi, Livorno 2015, p. 351.
Schede di catalogo 12/01008632-12/01008633; Russo L., 1983; aggiornamento Felici S., 2020.

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