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Giovane mora con una fanciulla e un cane

Fine sec- XVI-inizio sec. XVII

Cordier Nicolas
(Saint-Mihiel, Meuse 1567 - Roma 1612)


Una giovane donna mora, con i capelli raccolti e indosso una veste bianca, è accovacciata e tiene sulle ginocchia un cagnolino mentre accarezza i capelli a un bambino alla sua sinistra. 

Eseguita nella tecnica dell’incastro, consistente nel montare insieme parti di marmi diversi – con un uso frequente di pezzi antichi, che non si può o escludere anche in questo caso –, la scultura trae dall’elegante policromia e dalla raffinatezza compositiva il suo indiscutibile fascino. Il sapiente utilizzo degli inserti policromi ne colloca la datazione tra fine Cinquecento e inizio Seicento, quando il gusto per opere scultoree policrome – tanto apprezzate anche da Scipione Borghese – raggiunse il suo apice.

Acquistata dal cardinale già nel 1607, la Mora proviene dalla collezione di Lelio Ceoli. I documenti non forniscono nessuna certezza riguardo il nome dell’autore, per il quale la critica ha prevalentemente sostenuto un’identificazione con Nicolas Cordier, considerato autore anche della Zingarella conservata nella sala X.


Scheda tecnica

Materia / Tecnica | marmo


Misure | alt. cm. 70


Inventario | LVII

Posizione | Sala 19 – Sala di Elena e Paride


Periodo | '600


Tipologia | scultura


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  • Provenienza
  • Mostre
  • Restauri
  • Fonti e bibliografia
Scheda
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La Mora fu tra le prime opere entrate nella collezione nel 1607 – quando ancora la palazzina non esisteva –, con l’acquisto della raccolta di statue antiche di Lelio Ceoli da parte di Scipione Borghese (Archivio segreto Vaticano, Archivio Borghese, 348, busta III, n. 32, in De Lachenal 1982, p. 86).

La scultura raffigura una giovane donna mora, con i capelli raccolti in trecce arrotolate sul sommo della testa e con riccioli ben definiti che scendono sulla fronte; indossa una veste bianca, stretta in vita da una cintura policroma, con le maniche arrotolate sugli avambracci. La donna è accovacciata e tiene sulle ginocchia un cagnolino bianco, il suo sguardo è rivolto ad un bambino avvolto in un panneggio anch’esso bianco, che si appoggia alla sua gamba sinistra e a cui accarezza teneramente i capelli. I gesti e gli sguardi descrivono una situazione di intimità e tenerezza, e creano nel loro incrociarsi una composizione raffinata, arricchita dall’eleganza degli accostamenti cromatici. 

La tecnica usata per l’esecuzione dell’opera è quella dell’incastro, che prevedeva l’utilizzo di marmi di diverso colore tenuti insieme grazie a perni e grappe. La ripresa di questa tecnica, la cui origine antica è testimoniata da numerose sculture romane, caratterizza il gusto diffuso tra fine Cinquecento e inizio Seicento – epoca alla quale è da ricondurre l’esecuzione della Mora –, e ben si sposava col gusto per la policromia che ha, sin dagli esordi, caratterizzato la scelta dei materiali e la sistemazione della raccolta di Scipione Borghese.

Non è da escludere o che i materiali utilizzati – marmo statuario e nero antico o bigio morato – possano essere pezzi antichi rilavorati. Risulta mancante il piedistallo “di gialdo” su cui la scultura era posta nel 1607.

Complessa e non ancora risolta la vicenda attributiva dell’opera, riferita ad Alessandro Algardi dal Nibby (1832, p. 85), è stata dal De Rinaldis (Catalogo, 1948, p. 85) attribuita per la prima volta a Nicolas Cordier, restauratore di opere antiche e autore della Zingarella (inv. CCLXIII), anch’essa eseguita con materiali diversi, conservata nella sala X. Un’attribuzione, quest’ultima, che ha registrato consensi tra gli studiosi successivi. È stata proposta anche la bottega di Giovanni Battista della Porta (Pressouyre 1984, pp. 463-464), molto attiva nel commercio e nella lavorazione di marmi antichi colorati, per il forte contrasto cromatico e la stilizzazione del drappeggio che caratterizzano la Mora ma, ancora recentemente, Ioele è tornata ad attribuirla a Cordier (Marmi colorati, 2016, pp. 96-97).

Il Manilli (1650, p. 108) la ricorda nella sala IX, prima del 1716 fu spostata nella sala XIX (Brigenti 1716, p. 80). Durante i lavori di ridecorazione del primo piano della villa, la scultura fu posta nella sala VI, dove risulta collocata sopra uno sgabellone di legno ormai perduto (Lamberti, Visconti 1796, II, p. 55). Nel 1832 Nibby la vede in sala III (1832, p. 85) e nel 1841 in sala X (1841, p. 932); posta tra fine sec. XIX e prima metà del XX secolo nella sala XIV (Barbier de Montault 1870, p. 499; De Rinaldis 1935, p. 8), oggi è esposta nella sala X.

 

 

 

Sonja Felici

 

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Provenienza
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Lelio Ceoli ante 1607; Cardinale Scipione Borghese, 1607 (De Lachenal 1982, p. 86); Inventario fidecommissario Borghese, 1833, C, p. 47, n. 88; Acquisto dello Stato, 1902.

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Mostre
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Roma 2011-2012

Roma 2003-2004

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Restauri
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1996-1997 M.G. Patrizi

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Fonti e bibliografia
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I. Manilli, Villa Borghese fuori di Porta Pinciana, Roma 1650, p. 108.
P. de’ Sebastiani, Viaggio curioso de’ palazzi e ville più notabili di Roma, Roma 1683, p. 42.
F. Deseine, Description de la ville de Rome en faveur des étrangers, Lyon 1690, II, p. 85.
A. Brigenti, Villa Burghesia vulgo Pinciana, Roma 1716, p. 80.
G.P. Pinaroli, Trattato delle cose più memorabili di Roma tanto antiche come moderne, che in essa di presente si trovano, Roma 1725, III, p. 94.
G. Roisecco, Roma antica e moderna, Roma 1750, II, p. 234.
R. Venuti, Accurata, e succinta descrizione topografica, e istorica di Roma moderna, Roma 1766, p. 119.
L. Lamberti, E.Q. Visconti, Sculture del palazzo della Villa Borghese detta Pinciana, Roma 1796, II, p. 55.
A. Nibby, Monumenti scelti della Villa Borghese, Roma 1832, p. 85.
A. Nibby, Roma nell’anno MDCCCXXXVIII. Parte seconda moderna, Roma 1841, p. 932.
X. Barbier de Montault, Les musées et galeries de Rome: catalogue général de tous les objets d’art qui y sont exposés, Rome 1870, p. 499.
Indicazione delle opere antiche di scultura esistenti nel primo piano del Palazzo della Villa Borghese, Roma 1854 (1873), II, p. 6
A. Venturi, Il Museo e la Galleria Borghese, Roma 1893, p. 20
A. De Rinaldis, La R. Galleria Borghese in Roma, Roma 1935, p. 8.
A. De Rinaldis, L’arte in Roma dal Seicento al Novecento, Bologna 1948, p. 79.
A. De Rinaldis, Catalogo della Galleria Borghese in Roma, Roma 1948, p. 85.
P. Della Pergola, La Galleria Borghese in Roma, Roma 1951, p. 51.
I. Faldi, Galleria Borghese. Le sculture dal sec. XVI al XIX, Roma 1954, p. 48, cat. 46.
L. De Lachenal, La collezione di sculture antiche della famiglia Borghese e il palazzo in Campo Marzio, in “Xenia”, 4, 1982, p. 86.
S. Pressouyre, Nicolas Cordier. Recherches sur la sculpture à Rome autour de 1600, Roma 1984, pp. 463-464, figg. 255,256, 257, 259.
J.-R. Gaborit, in D’apres l’antique, catalogo della mostra (Parigi, Musée du Louvre, 2000-2001), a cura di J.-P. Cuzin, J.-R. Gaborit, Paris 2000, p. 156, cat. 9.
P. Moreno, C. Stefani, Galleria Borghese, Milano 2000, p. 387, fig. 15.
A. González-Palacios, Arredi e ornamenti alla corte di Roma 1560-1795, Milano2004, p. 277, fig. 37.
S. Barchiesi, in La Stanza del Gladiatore ricostituita. Il capolavoro della committenza Borghese del ‘700, catalogo della mostra (Roma, Galleria Borghese, 2003-2004), a cura di A. Coliva, M. Minozzi, Milano 2004, pp. 160-161.
S. Mazzella, in I Borghese e l’antico, catalogo della mostra (Roma, Galleria Borghese, 2011-2012), a cura di A. Coliva, M.-L. Fabréga-Dubert, J.-L. Martinez, M. Minozzi, Milano 2011, p. 376, cat. 60.
G. Ioele, Prima di Bernini: Giovanni Battista Della Porta scultore (1542-1597), Roma 2016, pp. 169-170, fig. 126-127.
G. Ioele, Marmi colorati nella bottega Della Porta: mercato, collezionismo, restauro, in Splendor marmoris: i colori del marmo, tra Roma e l’Europa, da Paolo III a Napoleone III, a cura di G. Extermann, Roma 2016, pp. 96-97.
Scheda di catalogo 12/01008685; Russo L., 1983; aggiornamento Felici S., 2020.

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