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Giuseppe e la moglie di Putifarre

Lanfranco Giovanni
(Parma 1582 - Roma 1647)


La tela, documentata in collezione Borghese a partire dal 1693, riproduce l’affresco di Palazzo Mattei eseguito da Giovanni Lanfranco nel 1615. Tuttavia, rispetto a quest’ultimo, il dipinto presenta alcune varianti, come risulta sia dalla moglie di Putifarre – qui nuda – sia dalle tonalità cromatiche limitate in questo caso al rosso e all’ocra.

Il soggetto raffigurato è tratto dalla storia di Giuseppe (Genesi 39, 7-18), umile servo fuggito al tentativo di seduzione da parte della moglie del suo padrone Putifarre.


Scheda tecnica

Materia / Tecnica | olio su tela


Misure | cm 101 x 153


Inventario | 67

Posizione | Sala 19 – Sala di Elena e Paride


Periodo | '600


Tipologia | pittura


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  • Mostre
  • Restauri
  • Fonti e bibliografia
Scheda
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Il dipinto è citato per la prima volta in collezione Borghese nell’inventario del 1693, segnalato da diverse fonti (Ramdohr 1787; Vasi 1792) presso Palazzo Borghese di Ripetta.

L’opera fu eseguita da Giovanni Lanfranco in un periodo ancora da definire, individuato da Paola della Pergola (1955, p. 53, n. 88) intorno ai lavori di Palazzo Costaguti, ipotesi però smentita da Erich Schleier (2001, p. 122, n. 13) che invece ha proposto una datazione entro gli anni Venti del Seicento. Secondo lo studioso, infatti, il ‘modello chiaroscurale liscio e paracaravaggesco’, visibile in questa tela, sembra anticipare alcune opere coeve di Simon Vouet, tra cui la raffinata Allegoria della Pinacoteca Capitolina, realizzata dal francese tra il 1624-1626 circa.

Nel 1943 Vincenzo Golzio fu il primo a mettere in relazione questo quadro con l’affresco con analogo soggetto dipinto dal parmense in Palazzo Mattei nel 1615, seguito da Luigi Salerno (1952, 1958) e da Alfred Moir (1967) che, accogliendo tale proposta, individuarono nel dipinto Borghese il modello preparatorio per la pittura di casa Mattei. Nel 1977, ribaltando questa visione, Fabrizio D’Amico (1977) suggerì con buona ragione di considerare la presente tela una derivazione autografa – e non uno studio – dell’affresco romano, senza però addurre una proposta di datazione.

Il dipinto raffigura un episodio tratto dalla Bibbia (Genesi 39, 7-18) che narra la vicenda di Giuseppe, un umile e fedele schiavo, tentato dall’avvenente moglie di un ricco signore egiziano di nome Putifarre. Un giorno la donna, affascinata dal giovane servo, cercò di sedurlo ma, offesa dal suo rifiuto, si vendicò accusandolo di tentata violenza e portando come prova d’accusa il mantello strappato al giovane nel tentativo di attrarlo a sè. La tela, infatti, ritrae il momento dell’adescamento da parte della moglie di Putifarre la cui posa, come suggerito da Salerno (1952), richiama alla mente quella della bellissima Danae di Correggio (inv. 125).

Nel 1995 Emilio Negro (p. 187, nota 61, fig. 238) ha reso noto un’opera analoga (coll. privata) avvicinandola al catalogo di Lanfranco, attribuzione però respinta da Schleier (2001, p. 122).

 

Antonio Iommelli

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Provenienza
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Roma, collezione Borghese, 1693 (Inv. 1693, St. III, n. 3); Inv. 1790, St. III, n. 34; Inventario Fidecommissario, 1833, p. 23; Acquisto dello Stato, 1902.

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Mostre
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1992 Roma, Palazzo delle Esposizioni;

2001 Parma, Reggia di Colorno;

2001-2002 Napoli, Castel Sant’Elmo;

2002 Roma, Palazzo Venezia;

2010-2011 Berna, Zentrum Paul Klee.

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Restauri
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1936 Augusto Cecconi Principi (eliminazione di prosciugamenti delle vecchie vernici);

1950 Decio Podio (nuovo telaio);

1951 Augusto Cecconi Principi (pulitura, esportazione vecchie vernici, ritocchi e verniciatura).

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Fonti e bibliografia
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F.W.B. von Ramdohr, Ueber Malherei und Bildhauerarbeit in Rom für Liebhaber des Schönen in der Kunst, Leipzig 1787, p. 268;

M. Vasi, Itinéraire, 1792, p. 386;

E. e C. Platner, Beschreibung der Stadt Rom, III, Stuttgart 1842, III, p. 290;

G. Piancastelli, Catalogo dei quadri della Galleria Borghese, in Archivio Galleria Borghese, 1891, p. 114;

A. Venturi, II Museo e la Galleria Borghese, Roma 1893, p. 68;

H. Voss, Die Malerei des Barock in Rom, Berlin, p. 528;

R. Longhi, Precisioni nelle Gallerie Italiane, I, La R. Galleria Borghese, Roma 1928, p. 182;

P. della Pergola, Giovanni Lanfranco, in “Il Vasari”, I, 1934, p. 11;

A. De Rinaldis, La Galleria Borghese in Roma, Roma 1939, p. 37;

V. Golzio, Giovanni Lanfranco decoratore di Palazzi romani, in “Capitolium”, I, 1943, p. 304;

P. della Pergola, Itinerario della Galleria Borghese, Roma 1951, p. 39;

L. Salerno, The Early work of Giovanni Lanfranco, in “The Burlington Magazine”, XCIV, 1952, p. 195;

P. della Pergola, La Galleria Borghese. I Dipinti, I, Roma 1955, p. 53, n. 88;

L. Salerno, Per Sisto Badalocchio e cronologia del Lanfranco, in “Commentari”, IX, 1958, p. 53;

R. Engass, La musica Barberini del Lanfranco, in “Commentari”, X, 1959, p. 202;

V. Golzio, Storia dell’Arte Classica e Italiana. Seicento e Settecento, Torino 1960, p. 578;

P. della Pergola, L’Inventario Borghese del 1693 (I), in “Arte Antica e Moderna”, XXVI, 1964, pp. 219-230, pp. 225, 229;

A. Moir, The Italian Followers of Caravaggio, Cambridge 1967, I, p. 103; II, fig. 142;

E. Schleier, A Bozzetto by Vouet, not by Lanfranco, in “The Burlington Magazine”, CIX, 1967, p. 275;

K. Rozman, Painter Franc Kavčič/caucig and his drawings of old masterpieces, in “Zbornik za umetnostno zgodovino”, XI-XII, 1974-1976, p. 55;

F. D’Amico, Appunti su Giovanni Lanfranco, in “Annuario dell’Istituto di Storia dell’Arte, I, 1977, p. 196, nota 4;

A. Cera, La pittura emiliana del ‘600, Milano 1982, p. 42, fig. 25;

G.P. Bernini, Giovanni Lanfranco: (1582-1647), Calestano 1982, p. 42, fig. 25;

S. Guarino 1992, scheda in Invisibilia. Rivedere i capolavori. Vedere i progetti, catalogo della mostra (Roma, Palazzo delle Esposizioni, 1992), a cura di M. E. Tittoni, S. Guarino, Roma 1992, p. 31;

E. Negro, Giovanni Lanfranco, in La Scuola dei Carracci. I seguaci di Annibale e Agostino, a cura di E. Negro, M. Pirondini, Modena 1995, p. 193;

P. Moreno, C. Stefani, Galleria Borghese, Milano 2000, p. 379;

E. Schleier, scheda in Giovanni Lanfranco: un pittore barocco tra Parma, Roma e Napoli, catalogo della mostra (Parma, Reggia di Colorno, 2001), a cura di E. Schleier, Milano 2001, p. 122, n. 13;

K. Herrmann Fiore, Galleria Borghese Roma scopre un tesoro. Dalla pinacoteca ai depositi un museo che non ha più segreti, San Giuliano Milanese 2006, p. 27.

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