Il vostro Browser ha Javascript disabilitato. Attivalo per vedere correttamente il sito.

La caccia di Diana

1616-17

Zampieri Domenico detto Domenichino
(Bologna 1581 - Napoli 1641)


Commissionata dal cardinale Pietro Aldobrandini per la villa di Frascati, l’opera fu sottratta al pittore, trattenuto in prigione per alcuni giorni, dalla spietatezza collezionistica di Scipione Borghese.
Nel 1617, a parziale risarcimento del singolare espediente persuasivo, venne saldato a Domenichino un pagamento di 150 scudi riferito a entrambi i dipinti dell’artista presenti nella collezione, La caccia di Diana e la Sibilla (inv. 55), esposti oggi nella medesima sala.

Con fantasia narrativa, Domenichino rielabora e sintetizza lo stile dei celebri Baccanali di Tiziano, la limpidezza di Raffaello, la sensualità del Correggio. Perni della composizione sono le due ninfe in primo piano: una rivela la calibrata impalcatura di piani diagonali derivata dai Carracci, l’altra cerca lo sguardo dello spettatore invitato a violare l’apparizione della divinità, simbolo di castità e seduzione. Le altre fanciulle sono articolate ritmicamente intorno a Diana, rappresentata al culmine di una gara con l’arco – secondo il racconto di Virgilio (Eneide, V) – immediatamente prima del castigo inflitto ai curiosi profanatori, nascosti tra i cespugli e annunciati dal levriero in procinto di attaccarli.


Scheda tecnica

Materia / Tecnica | olio su tela


Misure | cm 225x320


Inventario | 53

Posizione | Sala 19 – Sala di Elena e Paride


Periodo | '600


Tipologia | pittura


  • Scheda
  • Provenienza
  • Mostre
  • Restauri
  • Cornice
Scheda
Open Chiudi

Questa tela fu commissionata al pittore bolognese dal cardinale Pietro Aldobrandini, per il quale Domenichino, negli stessi anni, stava lavorando al soffitto della chiesa di Santa Maria in Trastevere (1616-17) e alla decorazione ad affresco nella villa di Frascati (1616-18), dove l’opera sembra fosse destinata. Ma, per ordine del cardinale Scipione Borghese, il dipinto venne sottratto al pittore entrando a far parte – assieme alla Sibilla (inv. 55) – della ricca e superba collezione del potente prelato, il quale nell’aprile 1617 corrispose all’artista, per entrambe le tele, la ridicola somma di 150 scudi.

A ricordarci questo episodio c’è il testo di Giovanni Battista Passeri, dove si legge: “Onde il Cardinale Scipione Borghese, hauto aviso di questo bel quadro fatto da Domenico se n’invogliò, e gle lo fece chiedere da sua parte, et egli si scusò se non lo poteva servire, perchè l’haveva fatto per Cardinale Aldobrandini di suo ordine. Sdegnatosi Borghese di questo, mandò con violenza a levarglielo di casa, e non contento di questo, ordinò Domenico che fosse carcerato, e lo fece trattenere per alcuni giorni priogione”. Come in effetti riportato dalle parole del noto biografo, dopo alcuni giorni trascorsi in carcere, Domenichino fu costretto a cedere la sua tela a Scipione, ricevendo un compenso di 40 scudi, una somma incredibilmente bassa per un’opera del genere, che secondo la critica rappresenterebbe il saldo e non il prezzo effettivo del dipinto, pagato in parte al bolognese dal cardinale Aldobrandini.

Con grande maestria, Domenichino rielabora uno degli episodi narrato da Virgilio nel quinto capitolo dell’Eneide (vv. 485-518), in cui si parla di una competizione tra alcuni arcieri, amici di Enea, che avrebbero dovuto uccidere una colomba legata all’albero maestro della nave. Come ritratto nel quadro, furono scagliate tre frecce: la prima colpì un palo, la seconda il nastro avvolto intorno alle zampe dell’uccello, la terza la colomba.

Il pittore immagina la gara tutta al femminile, raffigurando Diana al centro della scena e nello spazio circostante le sue ninfe, spiate nella loro intimità da due uomini, nascosti in un cespuglio all’estremità destra del quadro, i quali richiamano alla mente il mito di Atteone, giovane cacciatore trasformato in un cervo e sbranato dai cani della terribile dea. A tale racconto sembrano infatti alludere alcuni particolari, come i due levrieri sulla destra e le ninfe immerse nell’acqua, tra le quali una bellissima fanciulla che con uno sguardo sensuale e accattivante invita lo spettatore a far parte di quel mondo surreale.

A suggerire questa scena al pittore bolognese fu probabilmente Giovanni Battista Agucchi, segretario e maggiordomo del cardinale Pietro il quale, come afferma Passeri, aveva commissionato questa Caccia per la sua ricca galleria che comprendeva i celebri Baccanali di Giovanni Bellini, Tiziano Vecellio e Dosso Dossi, opere portate dagli Aldobrandini da Ferrara a Roma. Secondo la critica, inoltre, la scelta della figura di Diana ben si confaceva sia con l’ambiente naturale della villa, immersa nella splendida cornice dei colli tuscolani, sia con le storie della dea affrescate in quegli anni dallo stesso Domenichino, sempre a Frascati.

Come indica la ricevuta di pagamento di 150 scudi, la tela – sottratta nell’aprile 1617 – fu principiata tra il 1615-16, subito dopo il dipinto del pittore raffigurante l’Angelo custode (Napoli, Museo di Capodimonte), datato al 1615, come prova la veste di Diana che trova un perfetto riscontro con gli abiti del dipinto napoletano.

Tra le molte copie, si segnala la tela custodita presso la Real Academia de Bellas Artes de San Fernando di Madrid, dove si conservano anche alcuni disegni preparatori. Venti fogli di mano dell’artista, abbozzati per questa raffinata Caccia, si ammirano presso la Biblioteca reale di Windsor Castle, resi noti da John Pope-Hennessy nel 1948.

close
Provenienza
Open Chiudi

Roma, Scipione Borghese, 1617 (cfr. Della Pergola 1955, p. 28);

Inv. 1700, st. II, n. 1;

Inv. 1790, st. II, n. 1;

Inv. fidecommissario 1833, p. 8;

Acquisto dello Stato, 1902.

close
Mostre
Open Chiudi

1922 Firenze;

1935 Parigi;

1985 Roma;

1988-89 Roma;

1992 Roma;

1994 Roma;

1996-97 Roma;

2000 Roma;

2001 Londra.

close
Restauri
Open Chiudi

1804 F. Popive (?);

1919-20 Tito Venturini Papari;

1931-33 Tito Venturini Papari;

1945 Carlo Matteucci;

1993 Marcone/Sannucci;

1994-94 Nicola Salini, Sandra Anahi Vanca;

1996-97 Carlo Ceccotti (cornice);

2001 Zari & Giantomassi.

close
Cornice
Open Chiudi

Cornice ottocentesca decorata con palmette e foglie di loto.

close


Newsletter

Acconsento al trattamento dei dati per le finalità indicate nell'informativa ai soli fini dell'invio della Newsletter ai sensi dell'art. 13 del Regolamento Europeo per la Protezione dei dati personali (GDPR). Se vuoi ulteriori informazioni consulta l’informativa