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La Verità

1646-1652

Bernini Gian Lorenzo
(Napoli 1598 - Roma 1680)


La Verità fu realizzata dall’artista per sé e per i suoi eredi, in un periodo difficile della sua carriera, culminato con l’abbattimento di uno dei campanili da lui progettati per la Basilica di San Pietro e con l’elezione al soglio pontificio di Innocenzo X Pamphilj (1644-1655), che gli preferì come architetto Francesco Borromini (1599-1667).

 

Il gruppo scultoreo, rappresentante l’allegoria della Verità svelata dal Tempo, non fu mai portato a termine. Alla morte dell’artista il grande blocco di marmo destinato alla realizzazione del Tempo in volo, rivelatore della Verità, fu venduto dagli eredi.

 

La fanciulla, seduta su un masso roccioso, tiene nella mano destra il sole e poggia la gamba sinistra sul globo terrestre, secondo un’iconografia già canonizzata nella celebre Iconologia di Cesare Ripa (1600).

 

Del gruppo scultoreo sono noti numerosi disegni autografi; nella figura della Verità si possono riconoscere dei legami con l’incompiuta Allegoria della Virtù di Correggio (Antonio Allegri) (1489-1534) conservata presso la Galleria Doria Pamphilj di Roma. Qui la dovette conoscere Bernini, che riuscì poi a riguadagnare i favori del pontefice Innocenzo X, strappandogli la commissione della Fontana dei Fiumi (1648/51).


Scheda tecnica

Materia / Tecnica | marmo di Carrara


Misure | alt. 280


Inventario | CCLXXVIII

Posizione | Sala 6 – Sala ​di Enea e Anchise


Periodo | '600


Tipologia | scultura


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Scheda
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La Verità fu scolpita da Gian Lorenzo Bernini per sé stesso tra il 1646 e il 1652, mentre stava attraversando un periodo difficile della sua carriera. Lo scultore era stato incaricato da Urbano VIII Barberini di affrontare un difficile problema tecnico e strutturale, quello di portare a compimento le due torri campanarie gemelle ai lati della basilica di San Pietro, iniziate da Carlo Maderno. Il progetto di Bernini non andò a buon fine, tanto che il pontefice ordinò lo smantellamento del primo dei due campanili; venne poi totalmente accantonato con l’elezione al soglio pontificio di Innocenzo X Pamphilj (1644-1655), che gli preferì come architetto Francesco Borromini.

Il gruppo scultoreo della Verità svelata dal Tempo doveva quindi significare il suo riscatto di fronte all’ingiustizia subita e al crollo della sua reputazione. La seconda figura con cui l’artista intendeva completare il gruppo non venne mai scolpita. Dopo soli due anni, infatti, Bernini tornò nei favori della corte pontificia e, oberato dagli incarichi, non riuscì a completare l’opera. Alla sua morte il grande blocco di marmo destinato alla realizzazione del Tempo in volo fu venduto dagli eredi. La statua, invece, fu vincolata da Bernini con un fidecommesso che l’avrebbe tramandata agli eredi primogeniti maschi, con divieto di alienarla. L’opera, nata come privato riscatto e auspicio di futura riabilitazione della memoria del suo operato, fu incaricata dal Bernini di tramandare un ammaestramento morale ai suoi discendenti: il tempo rende giustizia dei torti subiti. Conservata nella residenza di famiglia in via della Mercede fino al 1858, passò poi in quella di via del Corso dove rimase fino al 1924. In quell’anno fu posta in deposito dagli eredi nella Galleria Borghese, da cui fu acquistata nel 1957 (Bernardini 2015, pp. 35-36).

La fanciulla, nuda e con un’espressione sorridente, è seduta su un masso roccioso a ridosso di un panneggio che oltre a coprirne il pube protegge tutto il suo corpo dal contatto con la roccia. La figura è atteggiata in un aggraziato dinamismo; con lo sguardo aperto rivolto verso l’alto, tiene nella mano destra un disco solare con volto umano, simbolo del potere della Verità di far luce sulle cose, e poggia il piede sinistro sul globo terrestre, secondo un’iconografia canonizzata nella celebre Iconologia di Cesare Ripa (1603) e ampiamente nota. La personificazione del Tempo sarebbe stata sostenuta in aria puntellata da colonne, obelischi e mausolei in rovina, ad aggiungere un’allusione alla caducità delle cose terrene alla definizione del suo ruolo di scopritore della verità.

L’incarnato della Verità è stato levigato e lucidato con materiali abrasivi su quasi tutta la superficie, al punto da far sembrare che la figura stessa emani luce. In occasione del restauro del 1999 sono stati rinvenuti consistenti tratti a carboncino relativi ai percorsi da seguire con lo scalpello, disegnati da Bernini direttamente sulla pietra (Gian Lorenzo Bernini 1999, p. 30). Sulle parti della scultura portate a un diverso grado di compimento, quali il drappo, il masso, il globo, rimane traccia degli strumenti di lavorazione usati dall’artista.

Del gruppo scultoreo sono noti numerosi disegni autografi (Lipsia, Museum der Bildende Künste; Parigi, Musée du Louvre) che testimoniano diverse fasi progettuali: in essi si può vedere come siano cambiate sia l’inclinazione della figura della Verità sia la superficie su cui è seduta (Bernini aveva pensato anche ad un grosso globo) e si può intravedere la sagoma del Tempo, barbuto e con la falce in mano. Sono conservati alcuni bozzetti in terracotta variamente attribuiti a Bernini (L. Russo in Gramiccia A. 1981, pp. 121-122).

Nella figura della Verità sono stati individuati legami con l’incompiuta Allegoria della Virtù di Correggio (Antonio Allegri), conservata presso la Galleria Doria Pamphilj di Roma (De Marchi A.G., in Coliva A. 2008, pp. 126-129). Qui la dovette conoscere Bernini, che riuscì poi a riguadagnare i favori del pontefice Innocenzo X, strappandogli la commissione della Fontana dei Fiumi (1648-51).

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Provenienza
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Casa Bernini in Via della Mercede (fino al 1852), in seguito nel Palazzo Bernini di Via del Corso (fino al 1924), poi in deposito presso la Galleria Borghese; nel 1958 acquistata dallo Stato Italiano.

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Mostre
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1998                      Roma

2017-2018           Roma

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Restauri
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1997      ABACUS s.n.c. di Naldoni N. e Tautschnig G. (restauro completo (accurata pulitura per non intaccare patina originale della superficie marmorea)

1997      “Il Cenacolo” s.r.l. (indagini diagnostiche: riprese foto macro e micro, riprese luce UV, XRD, analisi in spettroscopia FT – IR, stratigrafie del deposito superficiale, microrugosità, colorimetria)

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