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Mosè che infrange le tavole della Legge

Reni Guido
(Bologna 1575 - 1642)


È probabile che il cardinale Scipione Borghese abbia acquistato il dipinto direttamente dall’autore, da lui amato a tal punto che non si fece scrupoli nell’usare ogni mezzo, lecito e illecito, per assicurarsene la collaborazione. In questo dipinto della fase matura, Mosè è ritratto nel momento in cui, sceso dal monte, vide il suo popolo in adorazione del vitello d’oro e irato scagliò le tavole della Legge, distruggendole. La bocca del profeta è spalancata nell’emissione di un urlo di rabbia e di dolore, sentimenti sottolineati dal forte contrasto di luci e di ombre, nonché dal colore rosso acceso del manto.


Scheda tecnica

Materia / Tecnica | olio su tela


Misure | cm 173 x 134


Inventario | 180

Posizione | Sala 14 – Loggia ​di Lanfranco


Periodo | '600


Tipologia | pittura


Opera attualmente non esposta
Opera in prestito alla mostra "Dante. La Visione dell’Arte da Giotto a Picasso", Forlì, Musei di san Domenico ( 30 aprile – 11 luglio 2021)


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Con buona probabilità, questa tela fu acquistata dal cardinale Scipione Borghese direttamente da Guido Reni, il quale dovette eseguirla prima del 1620 oppure, secondo Stephen Pepper, tra il 1624-25, contemporaneamente al San Girolamo in preghiera (Londra, The National Gallery), con cui condivide lo stesso volto. Purtroppo, null’altro si sa di questa tela se non che nel 1657 Francesco Scannelli la elencava tra le opere della raccolta Borghese e che nel 1693 veniva descritta debitamente nell’inventario, al numero 317, come opera di Guido Reni, attribuzione che cambiò nel giro di pochi anni. Infatti, nel corso del XVIII secolo, il dipinto fu erroneamente riconosciuto come autografo di Giovan Francesco Barbieri, detto il Guercino, e solo nel 1790 ricondotto a Guido ‘alla maniera del Guercino’, e in questo modo elencato nell’inventario fidecommissario del 1833 e nelle note di Giovanni Piancastelli, primo direttore della Galleria Borghese di Roma.

Il dipinto raffigura il profeta Mosè con le due tavole della Legge nell’atto di scagliarle sul popolo di Israele che, secondo la Bibbia, fu trovato ai piedi del Monte Sinai in adorazione di un vitello d’oro. Reni immagina il protagonista avvolto in un pesante mantello che conferisce all’insieme magnificenza e pathos, il cui colore tinge di rosso la bocca del protagonista, spalancata in un gesto d’ira. Il cielo plumbeo e il primissimo piano adottato aggiungono alla tela quella drammaticità nobilmente barocca, ma al tempo stesso composta e decorosa.

Una Testa di Mosè, desunta dal dipinto Borghese, si conserva nei depositi della Galleria Nazionale di Varsavia mentre un dipinto analogo raffigurante Mosè che regge due tavole di pietra, sempre di Reni, risulta appartenente a Carlo I e venduto nel 1649. Una replica leggermente variata, ricordata da Carlo Cesare Malvasia, fu eseguita da Reni probabilmente per Urbano VIII verso il 1620-25, menzionata negli inventari di palazzo Barberini al ‘Monte di Pietà’ nel 1671 e oggi conservata presso la sede del Gruppo Credem a Reggio Emilia.

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Provenienza
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Roma, collezione Borghese, ante 1657 (citato da Scannelli 1657, p. 354);

Inv. 1693, st. III, n. 20;

Inv. 1790, st. III, n. 4;

Inv. fidecommissario 1833, p. 16;

Acquisto dello Stato, 1902.

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Mostre
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1954 Bologna;

1992 Roma;

2009 Roma;

2021 Forlì.

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1914 Tito Venturini Papari;

1950 Augusto Cecconi Principi;

1954 Alvaro Esposti:

1996-97 Paola Tollo;

2006 Paola Tollo;

2009 Zari & Giantomassi.

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