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Ritratto di Settimio Severo

primo quarto XVII secolo

ambito romano


L’imperatore Settimio Severo è ritratto in conformità all’immagine di lui che ci è stata tramandata dalla ritrattistica antica: capigliatura composta da ricci che cadono sulla fronte e barba folta e arricciata, un bel volto dallo sguardo aperto e naso regolare.

Si tratta probabilmente di una testa destinata ad essere inserita in un busto che non ci è pervenuto. Identificabile con certezza tra le opere appartenenti alla collezione a partire dal 1833, il ritratto è attribuito dalla critica ad un ignoto autore del primo ventennio del XVII secolo.

 


Scheda tecnica

Materia / Tecnica | marmo


Misure | altezza 38 cm


Inventario | LX

Posizione | Sala 2 – Sala del David


Periodo | '600


Tipologia | scultura


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  • Fonti e bibliografia
Scheda
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Il viso, rivolto verso destra, presenta una folta e mossa capigliatura composta da ciocche arricciate, che sulle tempie sono disposte all’indietro e scendono sulla fronte in quattro riccioli. Anche la barba è caratterizzata da ciocche arrotolate, i baffi, lunghi a coprire il labbro superiore, sono separati al centro. Gli occhi, incorniciati da sopracciglia lineari, hanno le palpebre ben definite, e iride e pupilla incise a indirizzarne lo sguardo verso destra. Il naso, dallo spessore accentuato alla radice, si sviluppa in maniera piuttosto regolare. Il collo, liscio, si interrompe all’altezza delle clavicole, suggerendo che probabilmente la testa fosse completata da un panneggio, di cui non si ha però notizia.

I tratti individuano l’opera come un ritratto di Lucio Settimio Severo Augusto, fondatore della dinastia severiana, che fu imperatore dal 193 al 211 e sono documentati, pressoché identici, in diversi esemplari antichi.

Nibby cita un ritratto di Settimio Severo – di buona fattura – collocato in sala I (1832, p. 65), dove l’anno successivo il presente busto è registrato dall’Inventario Fidecommissario, unica citazione in cui è riconoscibile con certezza (“Una testa creduta di Settimio Severo, sopra rocchio di marmo di Porta Santa”, 1833, C, p. 45, n. 61). Nella stessa posizione il busto è registrato ancora nel 1893 (Venturi, p. 20); successivamente, in una data non precisata, è stato posto in una nicchia della sala II.

Il ritratto viene considerato un prodotto seicentesco di uno dei numerosi scultori antiquari gravitanti intorno alle committenze Borghese nel primo ventennio del XVII secolo (Faldi 1954, p. 14).

 

 

 

Sonja Felici

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Provenienza
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Documentato nella collezione Borghese per la prima volta nell’Inventario Fidecommissario Borghese, 1833, C, p. 45, n.61. Acquisto dello Stato, 1902.

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Fonti e bibliografia
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A. Nibby, Monumenti scelti della Villa Borghese, Roma 1832, p. 65.

A. Venturi, Il Museo e la Galleria Borghese, Roma 1893, p. 20.

I. Faldi, Galleria Borghese. Le sculture dal sec. XVI al XIX, Roma 1954, p. 14, cat. 7.

Le collezioni della Galleria Borghese, a cura di S. Staccioli, P. Moreno, Milano 1981, p. 103.

Scheda di catalogo 12/01008606, S. Pellizzari 1983; aggiornamento S. Felici 2020.

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