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Salmaci ed Ermafrodito

Scarsella Ippolito detto Scarsellino
(Ferrara 1550 ca. - 1620)


Nella tavola è raffigurata una delle più famose favole mitologiche realizzate dallo Scarsellino nel periodo giovanile. È ritenuto tradizionalmente il pendant del Bagno di Venere, anche se quest’ultimo è tuttavia eseguito su tela. Il soggetto, frequentemente indicato come “Diana ed Endimione” è più correttamente interpretabile come “Salmaci ed Ermafrodito”. Tale mito narra infatti la storia dell’amore nutrito dalla ninfa Salmaci per il giovane figlio di Ermes e Afrodite, incontrato presso una fonte; il racconto vuole che la ninfa lo abbracciasse con tale passione che i loro due corpi si fusero in uno. L’opera esprime tutti i caratteri stilistici peculiari dell’artista, maturato nel clima della raffinata corte ferrarese ma sensibile alle ricerche coloristiche venete di Tiziano, del Veronese e del Bassano. Le due figure sono ambientate in uno scenografico paesaggio naturale dove le striature turchine del cielo sono interrotte da sfumature rosa-arancio, richiamate dai due putti sospesi e dalla veste di Salmaci appoggiata sulla sponda.


Scheda tecnica

Materia / Tecnica | olio su tavola, cm 41,5 x 56


Inventario | 214

Posizione | Sala 11 – Sala ​della pittura ferrarese


Periodo | '500


Tipologia | pittura




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