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San Girolamo

Merisi Michelangelo detto Caravaggio
(Milano 1571 - Porto Ercole 1610)


Secondo quanto tramandato da Bellori (1672), il dipinto fu eseguito dall’artista per il cardinale Scipione Borghese, ormai noto estimatore del promettente artista lombardo. Fino a oggi, tuttavia, non risultano pervenuti documenti che ne testimonino l’ingresso nella collezione.
San Girolamo, eremita, dottore della Chiesa e autore della traduzione della Bibbia dal greco al latino, la “Vulgata”, è stato adottato di frequente nell’iconografia pittorica nel periodo della Controriforma, tanto che lo stesso Caravaggio eseguì almeno altre due tele con lo stesso soggetto.
Nell’opera della Galleria Borghese il santo, anziché essere raffigurato secondo l’iconografia dell’eremita penitente, viene presentato per le sue qualità di uomo di studi. Descritto come un anziano ‘umanista’ affaticato dalla complessa esegesi del testo sacro, Girolamo è profondamente concentrato sul libro che tiene fra le dita sporche di inchiostro, intento nella scrittura.
La partizione compositiva in due grandi campi di colore fra toni caldi, come l’incarnato del santo e il manto purpureo che ne ricopre le membra, e toni freddi, il libro aperto su cui campeggia il teschio e il drappo bianco, pare voler mettere in scena un dialogo tra contenuti simbolici di natura opposta: vita e morte, passato e presente.
Per l’esecuzione rapida e per l’immediatezza della stesura del colore parte della critica ha ipotizzato che la tela non sia mai stata terminata.


Scheda tecnica

Materia / Tecnica | olio su tela, cm 116x153


Inventario | 56

Posizione | Sala 8 – Sala ​del Sileno


Periodo | '600


Tipologia | pittura


  • Provenienza
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Collezione del cardinale Scipione Borghese

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