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Sibilla

Zampieri Domenico detto Domenichino
(Bologna 1581 - Napoli 1641)


Questa tela rappresenta una sibilla raffigurata secondo un’inusuale iconografia, dal momento che le giovani vergini ispirate dal dio Apollo sono generalmente ritratte prive degli attributi musicali, presenti invece in questo dipinto. Alla musica, che l’artista ben conosceva – Domenichino era noto per le sue competenze musicali – rimandano sia il cartiglio con le note sia il manico della viola, strumento usato per accompagnare il canto che sembra provenire dalla bocca semiaperta della donna. Alla stessa sfera rimanderebbero inoltre la pianta di vite, dipinta alle spalle della profetessa, e l’alloro, sacro ad Apollo, dio della musica e delle arti.


Scheda tecnica

Materia / Tecnica | olio su tela


Misure | cm 123 x 89


Inventario | 55

Posizione | Sala 19 – Sala di Elena e Paride


Periodo | '600


Tipologia | pittura


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  • Restauri
  • Cornice
Scheda
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Come attestato da una ricevuta di pagamento, questa tela fu acquistata direttamente nel 1617 dal cardinale Scipione Borghese dall’artista bolognese, il quale fu pagato 150 scudi “per saldo di due quadri fatti da lui”, ossia una Sibilla e La caccia di Diana (inv. 53). Tale vendita è inoltre confermata anche da Giovan Pietro Bellori il quale, nelle sue Vite pubblicate nel 1672, afferma che l’opera fu eseguita dal Domenichino per conto del ricco e potente Scipione Borghese, contraddicendo quanto sostenuto successivamente da Giovan Pietro Zanotti. Questi, nel 1841, partendo dal testo di Carlo Cesare Malvasia, riteneva infatti che la Sibilla Borghese provenisse da casa Albergati, donata al cardinal nepote da uno dei suoi membri – un certo ambasciatore di Bologna presso il pontefice.

Come si evince dall’unico disegno preparatorio, noto per quest’opera, il dipinto fu realizzato nel 1617, stesso anno in cui il pittore firmò un contratto per gli affreschi di Fano, abbozzati sul verso di un foglio che mostra sul recto uno studio a carboncino per la posa della profetessa. Con buona probabilità, la sua iconografia fu suggerita dallo stesso cardinale che, oltre ad essere personalmente coinvolto sia nella sfera dell’arte, che in quella della musica, possedeva un trattato seicentesco sulle sibille.

A proposito del soggetto, è interessante notare come nel conto del corniciaio-doratore Annibale Durante, quest’opera venga descritta senza alcuna esitazione come una ‘Sibilla’, figura negli anni variamente interpretata, identificata erroneamente prima come una ‘Musa’ da Iacomo Manilli nel 1650, poi come una ‘Santa Cecilia’ dall’estensore dell’inventario del 1700 e infine come un’allegoria della ‘Musica’ nel 1790.

La tela rappresenta senza alcun dubbio una sibilla – forse quella cumana – intenta a suonare una viola da gamba, la quale mostra uno spartito musicale che, secondo la critica, ricorderebbe l’ambiente musicale gravitante intorno a Gerolamo Giacobbi, compositore bolognese in rapporto con Domenichino. Il suo bel volto, incorniciato da biondi capelli, avvolti in uno sfarzoso turbante, è condotto secondo i dettami del classicismo bolognese, caratterizzato da uno sguardo tipico reniano e dalla bocca socchiusa, forse a indicare il canto. Secondo la mitologia, le sibille erano profetesse dedite al culto del dio Apollo, protettore della musica, a cui rimanderebbe la raffigurazione dell’alloro alle spalle della donna, dipinto sullo sfondo vicino alla vite, pianta sacra a Bacco, dio del vino e dell’ispirazione poetica, nonché a Cristo la cui venuta, secondo Virgilio, fu annunciata all’imperatore Augusto proprio da una sibilla.

L’elevato successo di questo soggetto ha prodotto numerose repliche, tra cui si segnala una copia leggermente variata nella Wallace Collection di Londra, acquistata nel 1848 dal marchese di Hertford e con buona probabilità proveniente da casa Ratta di Bologna.

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Provenienza
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Roma, Scipione Borghese, 1617 (documentato da Della Pergola 1955, p. 29);

Inv. 1700, st. V, n. 25;

Inv. 1790, st. IV, n. 42;

Inv. fidecommissario 1833, p. 10;

Acquisto dello Stato, 1902.

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Mostre
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1953 Roma;

1962 Bologna;

1982 Roma;

1985 Roma;

1989 San Pietroburgo;

1992 Roma;

1996-97 Roma;

2001 Genova;

2001 Tokyo;

2002 Kobe;

2002 Fyuokuoka;

2004 Oslo;

2012 Roma;

2012-13 Milano;

2013 San Pietroburgo;

2014-15 Roma;

2015-16 Parigi.

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Restauri
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1933 Tito Venturini Papari;

1946-47 Carlo Matteucci;

1953 Editech.

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Cornice
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Cornice ottocentesca decorata con palmette e foglie di loto.

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