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Statua di Dioniso con pantera

100-150 d.C.

Arte romana


La scultura, oggetto di varie integrazioni, riproduce il dio dell’ebbrezza, Dioniso/Bacco, con il braccio destro abbassato a reggere il tirso e il sinistro piegato e appoggiato al sostegno, mentre la mano è stretta intorno a un grappolo d’uva. Il corpo è giovane e slanciato, coperto trasversalmente da una pelle di pantera, mentre la testa, volta verso sinistra, è caratterizzata da una ricca pettinatura, con capelli lunghi disposti in bande laterali trattenute sulla fronte da una tenia ornata di pampini, corimbi e grappoli d’uva. Sul sostegno, costituito da una pianta di vite, si conservano il volto e le zampe anteriori della pantera. L’opera si inserisce in un vasto gruppo di rappresentazioni di età romana del dio destinate prevalentemente a ornare spazi aperti e giardini. 

Esposta nel Seicento in una delle otto nicchie ricavate nel muro del giardino interno del Palazzo di città della famiglia Borghese, dalla fine del Settecento venne spostata presso l’accesso esterno alla Sala VI del Casino di Villa Pinciana.


Scheda tecnica

Materia / Tecnica | marmo bianco


Misure | altezza cm 165; testa cm 23


Inventario | CXXXXIII

Posizione | Sala 4 – Sala degli ​Imperatori


Periodo | Arte Antica


Tipologia | scultura


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  • Fonti e bibliografia
Scheda
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Elencata nell’inventario della primogenitura del 1610, la statua ricorre insieme al Dioniso CXXXIV (sala IV) nelle incisioni del Perrier del 1638, mentre nell’incisione di Venturini della seconda metà del XVII sec. è fra quelle esposte nelle otto nicchie ricavate nel muro del giardino interno del Palazzo di città della famiglia Borghese ornato da Carlo Rainaldi. Alla fine del Settecento venne spostata insieme alle altre sculture nella Villa Pinciana ed esposta, insieme al Dioniso menzionato, ai lati esterni della porta che introduceva dal Giardino alla Sala VI, come attesta l’acquerello di Percier a Parigi del 1786-91. All’epoca dell’introduzione della scultura nella Palazzina, in occasione dell’allestimento della nuova collezione all’indomani della consistente vendita di opere a Napoleone Bonaparte, la statua venne collocata, come l’altro Dioniso, nella sala IV, all’interno di una nicchia che ricalca quella in cui era esposta a Palazzo Borghese.

La scultura, di cui si conservano il torso antico e la parte iniziale delle gambe, è stata oggetto di varie integrazioni, che hanno tuttavia preservato l’originaria ponderazione, con la gamba sinistra scartata e leggermente avanzata, il braccio destro abbassato a reggere il tirso e il sinistro piegato e appoggiato al sostegno, con la mano stretta intorno al kantharos, qui sostituito da un grappolo d’uva. Una pardalide, la pelle di pantera, attraversa in diagonale il torso, dalla spalla sinistra fino a coprire la parte superiore della coscia sinistra, lasciando scoperto il resto del corpo. La testa, volta verso sinistra, presenta una pettinatura esuberante, con capelli lunghi, sciolti sulle spalle e disposti in bande laterali annodate sulla nuca e trattenute sulla fronte da una tenia ornata di pampini e corimbi, dalla quale pendono voluminosi grappoli d’uva. Il sostegno, costituito da una pianta di vite, conserva le tracce delle zampe posteriori della pantera, animale sacro al dio, di cui si preservano anche il volto e le zampe anteriori: nonostante la parziale conservazione è possibile ricostruire l’originaria pertinenza del torso a un’immagine di Dioniso con pantera, come è stato effettivamente restaurato.  

Il Dioniso nudo e giovanile è un soggetto ricorrente nella produzione statuaria romana, che si ispira a un prototipo greco – non identificabile con certezza – nella posa, arricchendolo di spunti attinti al patrimonio formale e iconografico tardo-classico ed ellenistico; in questo caso la ponderazione suggerisce una derivazione dalla scuola peloponnesiaca post-policletea, in particolare lisippea (Moreno, Viacava 2003, p. 206). Tra le sculture più vicine per l’iconografia si possono ricordare il Dioniso con nebride e mantello ai Musei Capitolini (inv. scu 628, Gasparri 1986, p. 436 n. 102); il Dioniso a Holkham Hall (Gasparri 1986, p. 436 n 123b; Angelicoussis 2001, pp. 99-100, n. 12, tav. 24, 28-29) e la statua pesantemente restaurata nella collezione Giustiniani (Buccino 2001, pp. 227-228, n. 15).  L’opera si inserisce così in un vasto gruppo di rappresentazioni di età romana del dio dell’ebbrezza destinate prevalentemente a ornare spazi aperti e giardini. 

La trattazione sfumata del nudo e la resa dei tratti del volto permettono di inquadrare la statua Borghese nella prima metà del II sec. d.C.

 

 

 

Jessica Clementi

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Provenienza
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Collezione Borghese (Inventario della primogenitura di Giovanni Battista Borghese, 1610, n. 6). Inventario Fidecommissario Borghese, 1833, c, p. 50, n. 124; acquisto dello Stato, 1902.

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Restauri
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XVI sec., torso di Dioniso integrato con tirso

1828, Francesco Massimiliano Laboureur

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Fonti e bibliografia
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F. Perrier, Segmenta nobilium signorum et statuarum, Roma 1638, tav. 46. 

G. B. Falda, Le fontane di Roma nelle piazze, e luoghi publici della città, III, 1691, tav. 12.

A. Nibby, Monumenti scelti della Villa Borghese, Roma 1832, p. 91.

Indicazione delle opere antiche di scultura esistenti nel primo piano della Villa Borghese, Roma 1840, p. 18, n. 22.

A. Nibby, Roma nell’anno 1838, Roma 1841, p. 919, n. 22.

Indicazione delle opere antiche di scultura esistenti nel primo piano della Villa Borghese

Roma 1854 (1873), p. 20, n. 22.

A. Venturi, Il Museo e la Galleria Borghese, Roma 1893, p. 34.

G. Giusti, La Galerie Borghèse et la Ville Humbert Premier à Rome, Roma 1904, p. 27.

G. Cultrera, Una statua di Ercole: contributo alla storia della scultura greca nel IV secolo a.C., in “Memorie della reale Accademia dei Lincei”, 5s, XIV, 1910, 3, pp. 179-276, in part. pp. 257-260, fig. 16.

W. Helbig (a cura di), Führer durch die öffentlichen Sammlungen klassischer Altertümer in Rom, (3° Edizione), II, Tübingen 1913, p. 244.

P. Della Pergola, La Galleria Borghese in Roma, Roma 1954, p. 14.

R. Calza, Catalogo del Gabinetto fotografico Nazionale, Galleria Borghese, Collezione 

degli oggetti antichi, Roma 1957, p. 10, n. 64.

P. Moreno, Museo e Galleria Borghese, La collezione archeologica, Roma 1980, p. 16.

P. Moreno, S. Staccioli, Le collezioni della Galleria Borghese, Milano 1981, p. 101.

L. De Lachenal, La collezione di sculture antiche della famiglia Borghese e il palazzo in Campo Marzio, in “Xenia”, 4, 1982, pp. 49-117, in part. pp. 61, 62, 96 (Appendice VI, n. 6).

C. Gasparri, s.v. Dionysos/Bacchus, in “Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae”, III,1, Zürich München 1986, p. 436, n. 123.

P. Moreno, C. Sforzini, I ministri del principe Camillo: cronaca della collezione Borghese di antichità dal 1807 al 1832, in “Scienze dell’Antichità”, 1, 1987, pp. 339-371, in part pp. 340.

A. Gonzáles-Palacios, La stanza del Gladiatore, in “Antologia di Belle Arti”, 43, 1993, pp. 4-33, fig. 1.

P. Moreno, C. Stefani, Galleria Borghese, Milano 2000, p. 134, n. 9.

E. Angelicoussis, The Woburn Abbey Collection of Classical Antiquities, Mainz 2001, pp. 99-100.

L. Buccino, Torso di Dioniso restaurato, in I Giustiniani e l’Antico, a cura di G. Fusconi, Roma 2001, pp. 227-228, n. cat. 15.

P. Moreno, A. Viacava, I marmi antichi della Galleria Borghese. La collezione archeologica di Camillo e Francesco Borghese, Roma 2003, pp. 205-206, n. 187.

 

Scheda di catalogo 12/00147904, P. Moreno 1975; aggiornamento G. Ciccarello 2021.

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