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Statua femminile ammantata restaurata come Cerere

II secolo d.C.

Arte romana


La statua, probabilmente originariamente con funzione ritrattistica, rappresenta una figura muliebre, erroneamente restaurata come la divinità Cerere, con indosso un lungo chitone e mantello. Il panneggio richiama elementi tipici della produzione scultorea tardo-classica e proto-ellenistica, suggerendo una probabile elaborazione dello schema iconografico in ambiente microasiatico, dove si trovano confronti puntuali.

Inserita nell’inventario delle sculture conservate a Palazzo Borghese in Campo Marzio e nella Villa di Mondragone trasportate a Villa Pinciana nel 1819, la statua venne esposta dapprima nella sala I e successivamente nella sala VIII fino a trovare definitiva collocazione nella sala V alla fine dell’Ottocento.


Scheda tecnica

Materia / Tecnica | marmo giallognolo a cristalli fini


Misure | altezza senza plinto cm 185; testa cm 27


Inventario | CLXIX

Posizione | Sala 5 – Sala dell’Ermafrodito


Periodo | Arte Antica


Tipologia | scultura


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  • Provenienza
  • Restauri
  • Fonti e bibliografia
Scheda
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Inserita nell’inventario delle sculture conservate a Palazzo Borghese in Campo Marzio e nella Villa di Mondragone trasportate a Villa Pinciana nel 1819, la statua venne restaurata da Francesco Massimiliano Laboureur ed esposta dapprima nella sala I (detta sala della Cerere) probabilmente perché erroneamente interpretata come Cerere; successivamente passò nella camera VI (attuale sala VIII) dove il Nibby la vide nel 1832, mentre già il Venturi (1893) la descrive nella sala V, dove è attualmente esposta.

La statua rappresenta una figura muliebre panneggiata stante sulla gamba destra, mentre la sinistra, libera e scartata di lato, è leggermente flessa al ginocchio e portata indietro; la ponderazione determina una lieve inclinazione del torso, con l’anca destra più alta della sinistra. La figura indossa un lungo chitone con sopra un himation; la tunica, di cui si intravede l’ampia scollatura tondeggiante, scende fino a terra, lasciando scoperte le punte dei piedi, ed è mossa da pieghe sottili e pesanti, che assecondano lateralmente il movimento delle gambe. L’ampio himation avvolge il corpo e il capo della matrona, ricadendo intorno al braccio sinistro, che disteso e allungato, trattiene nella mano alcune spighe, opera del restauro ottocentesco. Sul petto, l’himation fascia il seno destro, sale sulla spalla sinistra girando dietro la schiena e passando sotto il gomito del braccio destro flesso, la cui mano, di restauro, stringe un lembo del velo, per poi tornare sulla spalla sinistra, dove si dispiega come una mantellina. 

Integrata dal restauratore ottocentesco come Cerere con testa non pertinente, la scultura aveva originariamente una funzione di statua-ritratto; il panneggio richiama elementi tipici della produzione scultorea tardo-classica e proto-ellenistica, evocando confronti con le statue ritratto della sacerdotessa di Demetra Nikokleia di Knido (Londra, British Museum, inv. 1301) e Nikeso di Priene (Berlino, Antikensammlung 1928), in particolare per il rapporto tra la veste e il corpo, oltre ad analogie con la statua panneggiata nel Museo civico di Venezia (EA 2649), che suggeriscono una probabile elaborazione dello schema iconografico in ambiente microasiatico (Linfert 1976, pp. 40-41; Mendel 1996, p. 27). In età ellenistica sono noti numerosi esemplari di figure muliebri drappeggiate in varie libere elaborazioni del panneggio e dell’abbigliamento con funzione onoraria e commemorativa o funeraria; è soprattutto la destinazione funeraria a prevalere nelle sculture elaborate nel mondo romano.

La scultura Borghese trova confronti puntuali con una statua del I sec. a.C. proveniente da Magnesia sul Meandro oggi al Museo di Instanbul (inv. n. 610; Mendel 1966, pp. 26-27, n. 824), mentre una statua simile fu scelta a Perge per ritrarre Julia Domna ed è oggi conservata al Museo di Antalya (inv. A 3268; Inan 1974, pp. 657 ss, tavv. 210s; Özgür 1996; Alexandridis 2004, p. 199, n. 217, p. 258).

Nel nostro caso, il trattamento del panneggio può suggerire una datazione generica al II sec. d.C.

 

 

 

Jessica Clementi

 

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Provenienza
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Collezione Borghese, documentata nel 1819 tra le opere destinate alla Villa Pinciana; Inventario Fidecommissario Borghese, 1833, C, p. 54, n. 191 (sala VIII); acquisto dello Stato, 1902. 

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Restauri
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1819, Francesco Massimiliano Laboureur: volto; chitone; mani e spighe

1995, CBC Coop. a.r.l.

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Fonti e bibliografia
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A. Nibby, Monumenti scelti della Villa Borghese, Roma 1832, p. 123, n. 2, tav. 14.

Indicazione delle opere antiche di scultura esistenti nel primo piano della Villa Borghese, Roma 1840, p. 24, n. 2.

A. Nibby, Roma nell’anno 1838, Roma 1841, p. 924, n. 2.

Indicazione delle opere antiche di scultura esistenti nel primo piano della Villa Borghese

Roma 1854 (1873), p. 28, n. 2.

A. Venturi, Il Museo e la Galleria Borghese, Roma 1893, p. 36.

G. Giusti, La Galerie Borghèse et la Ville Humbert Premier à Rome, Roma 1904, p. 29.

C. Humann, J. Kohte, C. Watzinger, Magnesia am Meander, Berlino 1904, p. 207, fig. 210.

W. Helbig (a cura di), Führer durch die öffentlichen Sammlungen klassischer Altertümer in Rom, (3° Edizione), II, Tübingen 1913, p. 245, n. 1553.

P. Della Pergola, La Galleria Borghese in Roma, Roma 1954, p. 16.

R. Calza, Catalogo del Gabinetto fotografico Nazionale, Galleria Borghese, Collezione 

degli oggetti antichi, Roma 1957, p. 10, n. 61.

G. Mendel, Catalogue des sculptures grecques, romaines et byzantines des Musées Imperiaux Ottomans, III, Roma 1966p. 26, n. 824.

I. Inan, Neue Porträtstauen aus Perge, in Mansel’ e Armagan Mélanges Mansel, vol. II, Turk Tarih Kurumu Basimevi-Ankara 1974, pp. 657 ss, tavv. 210s.

W. Helbig, Führer durch die öffentlichen Sammlungen Klassischer Altertümer in Rom (4° Edizione a cura di H. Speier), II, Tübingen 1966, pp. 731-732, n. 1976 (von Steuben).

A. Linfert, Kunstzentren hellenistischer Zeit. Studien an weiblichen Gewandfiguren, Wiesbaden, 1976, p. 41, nota 98a.

P. Moreno, Museo e Galleria Borghese, La collezione archeologica, Roma 1980, p. 17.

P. Moreno, S. Staccioli, Le collezioni della Galleria Borghese, Milano 1981, p.102.

P. Moreno, C. Sforzini, I ministri del principe Camillo: cronaca della collezione Borghese di antichità dal 1807 al 1832, in “Scienze dell’Antichità”, 1, 1987, pp. 339-371, in part. pp. 347.

M. Özgür, Skulpturen des Museums von Antalya: I, Istanbul 1996, n. 39.

P. Moreno, C. Stefani, Galleria Borghese, Milano 2000, p. 143, n. 2.

P. Moreno, A. Viacava, I marmi antichi della Galleria Borghese. La collezione archeologica di Camillo e Francesco Borghese, Roma 2003, pp. 211-212, n. 193.

A. Alexandridis, Die Frauendes Römischen Kaiserhauses, Mainz am Rhein 2004, p. 199, n. 217, p. 258.

Scheda di catalogo 12/01008440, P. Moreno 1975; aggiornamento G. Ciccarello 2021

 

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