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Testa di Satiro coronata di pampini

Bonzi Pietro Paolo
(Cortona 1573 - Roma 1636)


Questa stravagante Testa di Satiro, che colpisce per l’immediatezza del tratto, la vivacità del segno e per una pennellata rapida e larga, mostra tutti i caratteri tipici delle opere di Pietro Paolo Bonzi – noto come il Gobbo dei Carracci – pittore specializzato in nature morte, esperto secondo le fonti nel maneggiare il pennello ma poco incline al disegno.

La natura ferina del satiro, evidenziata dalla malformazione della bocca e dallo sguardo strabico, è collegata all’uva e ai pampini dipinti sulla testa, resa come un’unica massa con i capelli e le orecchie. La tonalità dei colori e il tratto vibrante ma nervoso di quest’opera sembrano esprimere in pittura quel senso di euforia, ebbrezza e giovialità indotto dal nettare di Bacco.


Scheda tecnica

Materia / Tecnica | olio su carta foderata in tela


Misure | cm 44,5 x 30


Inventario | 160

Posizione | Sala 19 – Sala di Elena e Paride


Periodo | '600


Tipologia | pittura


  • Scheda
  • Provenienza
  • Mostre
  • Fonti e bibliografia
Scheda
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Questo raffinato dipinto su carta è segnalato per la prima volta in collezione Borghese nell’inventario del 1790, attribuito dall’estensore del documento a Pietro Paolo Bonzi detto il Gobbo dei Carracci, pittore nato a Cortona che si formò artisticamente a Bologna, frequentando una volta a Roma l’accademia privata dei Crescenzi. Il soggetto raffigurato – una Testa di satiro coronata di pampini – indusse Adolfo Venturi, Matteo Marangoni e Aldo de Rinaldis a confondere quest’opera con il Bacchino malato di Caravaggio (inv. 534; cfr. Della Pergola 1955, p. 48, n. 74; Della Pergola 1959, pp. 76-77, n. 112), errore generato dalle sommarie descrizioni con cui i due dipinti furono di volta in volta registrati negli inventari ottocenteschi. Nonostante la sua prima attribuzione al Bonzi, nel 1833 questa Testa fu catalogata come opera di ‘autore incognito’ (Inventario Fidecommissario, 1833, p. 25), avvicinata poco dopo da Adolfo Venturi (1893, p. 107) e da Roberto Longhi (1928, p. 191) alla scuola dei Carracci. Tenuto conto di una Natura morta, resa nota nel 1917 come dipinto autografo del Gobbo dei Carracci da Matteo Marangoni (pp. 22-24), Paola della Pergola non esitò a riesumare il nome del Bonzi, pubblicando il dipinto con tale attribuzione nel catalogo della Galleria Borghese (1955, p. 48, n. 74), nonostante qualche anno prima Longhi (1950, p. 37) avesse espressamente scartato tale riferimento. Nel 1956, confermando quanto ipotizzato dalla studiosa, sir Denis Mahon espose il dipinto nell’importante mostra sui Carracci, organizzata a Bologna presso l’antico palazzo dell’Archiginnasio.

L’immediatezza di questo dipinto sembra rievocare il ricordo tramandato da Giovanni Baglione sul nostro pittore, descritto dal biografo come un artista assai esperto nel maneggiare i colori, che esprimeva “bravamente con gran forza e gran vivacità assai naturale” che però “se […] havesse havuto più disegno haveria assai operato, perche la consuetudine di ritrarre dal vivo gli faceva maneggiar bene i colori” (Baglione 1642, p. 343).

 

Antonio Iommelli

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Provenienza
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Roma, collezione Borghese, 1790 (Inv. 1790, St. IV, n. 48); Inventario Fidecommissario, 1833, p. 25; Acquisto dello Stato, 1902.

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Mostre
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1956 Bologna, Palazzo dell’Archiginnasio.

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Fonti e bibliografia
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G. Baglione, Vite de’ pittori, scultori e architetti. Dal Ponteficato di Gregorio XIII del 1572 in fino à tempi di Papa Urbano VIII nel 1642, Roma 1642, p. 343;

C.C. Malvasia, Felsina Pittrice, Bologna 1678, a cura di G. P. Zanotti II, Bologna 1841, pp. 91 e ss.;

G. Piancastelli, Catalogo dei quadri della Galleria Borghese in Archivio Galleria Borghese, 1891, p. 446;

A. Venturi, II Museo e la Galleria Borghese, Roma 1893, p. 107;

M. Marangoni, Valori mal noti e trascurati della pittura italiana del Seicento in alcuni pittori di Natura Morta, in “Rivista d’Arte”, X, 1917, pp. 22-24;

R. Longhi, Precisioni nelle Gallerie Italiane, I, La R. Galleria Borghese, Roma 1928, p. 191;

R. Buscaroli, Pittura di paesaggio in Italia, Bologna 1935, pp. 259, 297;

R. Longhi, Un momento importante nella storia della “Natura morta”, in “Paragone”, I, 1950, p. 37;

E. Battisti, Profilo del Gobbo dei Carracci, in Commentari, V, 1954, pp. 290-302;

P. della Pergola, La Galleria Borghese. I Dipinti, I, Roma 1955, p. 48, n. 74;

Mostra dei Carracci, catalogo della mostra (Bologna, Palazzo dell’Archiginnasio, 1956), a cura di D. Mahon, Bologna 1956, pp. 116-117;

P. della Pergola, L’Inventario Borghese del 1693 (II), “Arte Antica e Moderna”, 1964, n. 28, p. 462;

F. Borrioni, Bonzi, Pietro Paolo, voce in Dizionario Biografico degli Italiani, XII, 1971, ad vocem;

M.T. Pugliatti, Pietro Paolo Bonzi paesista, in “Quaderni dell’Istituto di Storia dell’Arte medioevale e moderna dell’Università di Messina”, I, 1975, pp. 15-23;

A. Cottino, Pietro Paolo Bonzi, in La natura morta in Italia, a cura di F. Zeri, II, Milano 1989, pp. 698-702;

A. Cottino, Pietro Paolo Bonzi detto il Gobbo dei Carracci, in La Scuola dei Carracci. I seguaci di Annibale e Agostino, a cura di E. Negro, M. Pirondini, Modena 1995, pp. 125-136;

Classicismo e Natura. La lezione di Domenichino, catalogo della mostra (Roma, Musei Capitolini, 1996-1997), a cura di D. Mahon, C. Strinati, C. Whitfield, Roma 1996;

P. Moreno, C. Stefani, Galleria Borghese, Milano 2000, p. 393;

F. Cappelletti, La pittura di paesaggio in Italia. Il Seicento, a cura di L. Trezzani, Milano 2004, pp. 243-245;

K. Herrmann Fiore, Galleria Borghese Roma scopre un tesoro. Dalla pinacoteca ai depositi un museo che non ha più segreti, San Giuliano Milanese 2006.

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