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Enea, Anchise e Ascanio

1619

Bernini Gian Lorenzo
(Napoli 1598 - Roma 1680)


Si tratta del primo grande gruppo scultoreo eseguito da Gian Lorenzo Bernini per Scipione Borghese, per il quale è conservato un pagamento del 1619.

 

La scultura raffigura Enea, Anchise e Ascanio in fuga da Troia in fiamme.

L’episodio, descritto nel secondo libro dell’Eneide virgiliana, offriva lo spunto per esprimere un significato storico-teologico e celebrativo del committente: l’imperium, trasferito da Troia a Roma attraverso Enea, sarebbe poi passato alla Chiesa e al pontefice e sarebbe stato esercitato grazie al sostegno del giovane cardinal nepote Scipione.

 

Nel gruppo è raffigurato anche il tema tradizionale delle tre età dell’uomo, reso attraverso la differenziazione delle epidermidi dei protagonisti: la pelle morbida del bambino, quella tesa dell’adulto e quella rugosa e avvizzita dell’anziano.


Scheda tecnica

Materia / Tecnica | marmo


Misure | altezza cm 220


Inventario | CLXXXII

Posizione | Sala 6 – Sala ​di Enea e Anchise


Periodo | '600


Tipologia | scultura


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Scheda
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Il gruppo raffigura Enea, Anchise e Ascanio in fuga da Troia in fiamme. Enea sostiene sulle spalle l’anziano padre, che indossa un cappello frigio e con la mano sinistra porta in salvo, poggiata sulla testa di Enea, la statuetta dei Penati, mentre con la destra si sostiene alla spalla del figlio. Questi regge con entrambe le mani la gamba sinistra di Anchise, creando un elegante intreccio con l’altra gamba paterna, che scende libera davanti al suo busto. Dietro di loro, si affaccia timidamente il piccolo Ascanio, con il fuoco di Vesta in mano. Le tre figure, nude, sono parzialmente avvolte in una pelliccia.

Come per le altre sue opere, anche per questo gruppo Bernini aveva previsto un punto di vista che privilegiava la parte frontale e il lato destro, come testimoniato dalle diverse aree che non sarebbero state visibili da tale posizione e che quindi l’artista lasciò “non finite” (Chilosi, in Bernini scultore, 2002, p. 125).

Si tratta del primo grande gruppo scultoreo eseguito da Gian Lorenzo Bernini per Scipione Borghese, per il quale è conservato un pagamento del 1619 all’artista,  per la realizzazione della scultura (Faldi 1954, p. 28). Tale documento ha posto fine a una lunga questione attributiva, iniziata con il von Sandrart già nel XVII secolo, che voleva l’opera eseguita dall’artista in collaborazione con il padre Pietro. Alla stessa data è inoltre registrato anche il conto dello scalpellino per l’esecuzione della base.

Il soggetto, tratto dal secondo libro dell’Eneide virgiliana, esprimeva anche un significato storico-teologico: l’imperium, trasferito da Troia a Roma attraverso Enea, sarebbe poi passato alla Chiesa e al papato e sarebbe stato esercitato grazie all’ausilio della figura del cardinal nepote. Per questo Enea era da interpretare come una raffigurazione del giovane Scipione che sostiene l’anziano zio papa (“scipio” in latino è il termine che identifica il bastone usato per camminare – D’Onofrio 1967, p. 228 ss.).

Il gruppo fu collocato inizialmente nella sala III (Manilli 1650, p. 69) dove rimase sicuramente fino al 1832, come testimoniato dalla citazione di Nibby (1832, pp. 84-86). In seguito fu spostato nella galleria al primo piano (attuale sala XIV) e poi nel salone di ingresso. Nel 1888 venne definitivamente sistemato al centro della sala VI, a sostituire il celebre Gladiatore scolpito da Agasia di Efeso nel I secolo a.C., che era stato trasferito a Parigi nel 1808.

L’opera era originariamente collocata sulla base cilindrica decorata a festoni e bucrani derivata da un’ara antica, ancora presente nel museo (inv. LXVI); fu spostata nell’Ottocento su una base in legno e poi nel 1909 fu dotata dell’attuale piedistallo in marmo, opera di Pietro Fortunati.

Iconograficamente il precedente cui più si avvicina il gruppo berniniano è la Fuga da Troia di Ludovico, Annibale e Agostino Carracci nella sala dell’Eneide in Palazzo Fava a Bologna, in cui del soggetto è offerta una visione posteriore, con Anchise portato da Enea su un’unica spalla, diversamente da altre raffigurazioni, come quella raffaellesca nella sala dell’incendio di Borgo in Vaticano, in cui l’anziano padre è portato sulla schiena da Enea. Anchise reca i Penati troiani, raffigurati secondo la descrizione di Dionigi di Alicarnasso come “due giovani seduti con lancia” (Weinstock, RE 19, 1, 1937, col. 449).

Nel gruppo è raffigurato anche il tema tradizionale delle tre età dell’uomo, reso attraverso la differenziazione delle epidermidi dei protagonisti: la pelle morbida del bambino, quella tesa a rivestire i muscoli dell’adulto e quella rugosa e avvizzita dell’anziano. La figura di quest’ultimo, con la gamba paralizzata e con la schiena incurvata dall’età, si mette in competizione con alcune immagini realistiche di uomini anziani rappresentati nella pittura contemporanea, come il San Gerolamo di Caravaggio, appartenente anch’esso alla collezione di Scipione. Nella figura di Enea è inoltre citato, in posizione riflessa, il Cristo di Michelangelo nella chiesa romana di S. Maria sopra Minerva (Minozzi, in Bernini 2017, p. 158).

 

 

 

Sonja Felici

 

 

 

 

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Provenienza
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Cardinale Scipione Borghese, 1619 (Faldi 1954, p. 28). Inventario Fidecommissario Borghese, 1833, C, p. 47, n. 86. Acquisto dello Stato, 1902.

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Mostre
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1998                      Roma

2017-2018           Roma

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Restauri
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1984-1985           Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Roma

1997                     CBC coop a r. l.

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Fonti e bibliografia
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Scheda di catalogo 12/01008631, L. Russo 1981; agg. S. Felici 2020.

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