Conferenze - Giornate di studio
Gli incontri scientifici le conferenze e le giornate di studio della Galleria Borghese
La seconda lingua degli Italiani. Grandi studiosi alla Galleria Borghese: Raffaella Morselli
La professoressa Raffaella Morselli ci racconta che alla Galleria Borghese convivono due opere che raccontano, meglio di molte grandi imprese, la complessità e la grandezza di Guido Reni. Due quadri diversi per soggetto, iconografia e finalità, ma uniti da una medesima tensione intellettuale: la capacità di interpretare il proprio tempo senza mai aderire del tutto a una sola poetica. Celebrato già dai contemporanei come “Guido”, pittore universale e riconoscibile, l’artista bolognese attraversa Roma senza lasciarsi dominare dalla sua creatività. Non è un rivoluzionario come Caravaggio, ma nemmeno un classicista ortodosso: è un autore che sperimenta, che mette in dialogo la realtà con l’antico, la pittura con la poesia e la musica. Figlio di un importante musicista della cappella di San Petronio, Guido cresce immerso in una cultura raffinata che segnerà per sempre il suo modo di pensare e di lavorare. Il primo dei due dipinti borghesiani, la “Danza campestre” (circa 1601), è un’opera rarissima nel suo catalogo. Apparentemente un idillio primaverile, il quadro affonda le radici nella letteratura popolare di Giulio Cesare Croce: una finzione teatrale tradotta in immagini, arricchita da un sottile gioco illusionistico, come la celebre mosca dipinta sulla superficie pittorica. Nulla è davvero naturale: tutto è rappresentazione. Vent’anni dopo, il tono cambia radicalmente. Il “Mosè con infrange le tavole della Legge”, probabilmente commissionato da Scipione Borghese, è un’immagine di monito e autorità. Una figura possente, attraversata da un manto rosso che sembra rompere lo spazio del dipinto, guarda con furia il popolo idolatra. Qui Guido dialoga con il classicismo e il naturalismo insieme, in una sintesi matura e potentissima. Questi due quadri, lontani nel tempo ma vicini nello sguardo, raccontano la parabola di un artista che non ha mai tradito la propria linea d’orizzonte. Una linea chiara allora, e chiarissima per noi oggi.
