BIOGRAFIA
Nel 1635, a circa 80 chilometri a sud-est del monastero di Erdene Zuu, nacque Eshidorji, pronipote di Abtai Sain Khaan. Fin dall’infanzia mostrò un talento straordinario e una profonda inclinazione verso lo studio religioso, distinguendosi per la precoce familiarità con le preghiere tibetane e per l’interesse verso l’insegnamento spirituale.
Nel 1639, durante un’assemblea dei nobili Khalkha, il bambino, all’età di quattro anni, fu proclamato Öndör Gegeen (Sua Santità l’Illuminato) e iniziato al primo ordine monastico dal Lama Jambal Bilig Nomun-khan. In tale occasione assunse il nome di Zanabazar, noto in sanscrito come Jnanavajra, espressione che significa “colui che impugna lo scettro fulminante della. saggezza”.
All’età di quindici anni Zanabazar si recò a Lhasa per approfondire gli studi sul buddhismo. Qui il quinto Dalai Lama lo riconobbe ufficialmente come reincarnazione di Taranatha Gunga Ningbo (1575-1634), eminente studioso e autore tibetano. Questo riconoscimento lo rese il primo mongolo, nonché il sedicesimo nella linea dei lama incarnati, a ricevere il titolo di Javzan Damba Khutagt, segnando un momento di svolta nella storia delle sette nazioni Khalkha.
L’evento fu celebrato con l’insediamento del primo capo spirituale e politico della Mongolia, il Bogd Gegeen, e con l’istituzione del solenne festival Danshig Naadam.
Dopo aver completato la propria formazione, Zanabazar fece ritorno in patria all’età di diciannove anni, accompagnato da un gruppo di artisti e lama eruditi provenienti dal Tibet. Investito di autorità religiosa e statale, il primo Bogd Gegeen dedicò la sua vita alla promozione della pace, della conoscenza e dell’elevazione culturale e spirituale del popolo mongolo. Sotto la sua guida furono fondati monasteri, costruiti templi, sviluppate forme di arte sacra di straordinario valore, creato il sistema di scrittura Soyombo Useg e avviate importanti attività di traduzione e produzione di testi religiosi.
In un contesto segnato da tensioni politiche e rivalità regionali, Zanabazar promosse inoltre il dialogo diplomatico con il Tibet, la Manciuria e la Russia, privilegiando strategie di cooperazione e mediazione.
Zanabazar morì nel 1723. La sua visione, fondata sulla spiritualità, sull’arte e sulla diplomazia, contribuì a consolidare un ampio consenso popolare, sebbene entrasse in contrasto con le aspirazioni di alcune élite guerriera, orientate al recupero della supremazia militare del passato. L’eredità di Zanabazar rimane oggi centrale nella storia culturale, religiosa e artistica della Mongolia.