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INTRODUZIONE


INTRODUZIONE

Nel secolo di Gian Lorenzo Bernini (1598- 1680), ingegno assoluto del Barocco europeo, in Asia si afferma la figura di Öndör Gegeen Zanabazar (1635-1723), parimenti prodigiosa.

Nato nel cuore della steppa, in uno dei più vasti imperi mai edificati dall’umanità, Zanabazar apparteneva alla nobile discendenza di Chinggis Khaan e fu un’autorità spirituale di eccezionale carisma per il buddhismo tibetano in Mongolia, oltre che scultore, linguista, matematico, poeta. “Scettro fulminante di saggezza”, dice il suo nome, egli giunge in Europa e in Italia per la prima volta in occasione di questa mostra, si presenta al mondo occidentale dal Salone d’ingresso della villa Pinciana (per poi proseguire il suo tour italiano al Museo d’Arte Orientale di Torino) con una delle sue celebri tara e un autoritratto giovanile, entrambi in bronzo.

La tara è manifestazione femminile del Buddha, divinità legata alla protezione, alla liberazione e agli stati interiori dell’essere, creazione di altissimo valore estetico, e al pari della sua posata e serena auto-rappresentazione ricerca una relazione ottica con il marmo impetuoso di Bernini, con le curve e i tagli vertiginosi del Ratto di Proserpina visibile oltre la porta di confine con la Sala degli Imperatori. In una connessione voluta, gli spirituali bronzi asiatici e la calda pietra apuana sperimentano una contiguità inedita e piena di potenzialità, proponendo una declinazione ulteriore del barocco come dimensione globale dell’arte e dello spirito.




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