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Sala dell’Ermafrodito

Sala 5


La sala prende il nome dalla famosa scultura dell’Ermafrodito, copia romana del II secolo d.C. da un originale di Policleto, attualmente conservata al Museo del Louvre di Parigi. L’opera, rinvenuta nel 1609 durante gli scavi per la costruzione della chiesa di Santa Maria della Vittoria, fu restaurata nel 1620 da Gian Lorenzo Bernini (1598-1680), che trasformò il naturale appoggio marmoreo in un materasso sul quale la figura era mollemente adagiata.

Dopo la vendita della collezione archeologica a Napoleone, nel 1807, l’Ermafrodito fu sostituito con un esemplare simile in marmo di Paro, risalente al II secolo d.C. , restaurato da Andrea Bergondi (1721?-1789?), che ne modificò il giaciglio marmoreo nell’attuale materasso, a imitazione del modello berniniano.

I dipinti della volta raccontano il mito di Ermafrodito, figlio di Ermes e Afrodite. Secondo il racconto poetico di Ovidio nelle Metamorfosi (IV libro) la duplice natura del giovane fu determinata dall’unione forzata con la ninfa Salmaci. I quadri in olio su tela sono opera di Nicola Buonvicini (secolo XVIII) che li eseguì tra il 1781 e 1782, durante il rinnovamento settecentesco della palazzina pinciana. Gli ornati a riquadri e la pittura murale spettano a Giovan Battista Marchetti (1730-1800), mentre i sedici putti in stucco sono di Vincenzo Pacetti (1746-1820).
La sala ospita altre sculture antiche di notevole valore e interesse, quali la Testa di Kore in marmo pario risalente al IV secolo a.C., realizzata in Magna Grecia e la Vasca in porfido del II-III sec. d.C., eseguita probabilmente per il Mausoleo di Adriano, successivamente usata come fontana nel parco, e poi rilavorata nel 1779 su disegno dell’architetto Asprucci (1723-1808).
Il pavimento è arricchito da mosaici antichi provenienti da Castellarcione, una tenuta dei Borghese in prossimità della via Tiburtina, raffiguranti Scene di pesca, databili tra il I secolo a.C. e  il IV secolo d.C.

Completano la decorazione della sala quattro tele a olio del XVI secolo raffiguranti paesaggi, di Paul Brill (1554-1626) e aiuti e di Frederick van Valckenborch (1566-1623), e lo straordinario Vaso in alabastro a tartaruga di Antoine Guillaume Grandjacquet (1731-1801), collocato sopra la statua dell’Ermafrodito.



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